l Burnley ha ufficialmente voltato pagina. Dopo l’esonero di Nicky Hayen a seguito di un avvio di stagione complicato che ha relegato la squadra nei bassifondi della classifica, la dirigenza dei Clarets ha deciso di affidare la panchina a Fabio Celestini. Il tecnico svizzero, reduce da importanti esperienze internazionali e da un recente passato sulla panchina del CSKA Mosca, è sbarcato a Turf Moor con l’obiettivo di risollevare le sorti della squadra e rilanciare le ambizioni del club dopo un avvio pessimo. Attualmente il Burnley è ventiduesimo in Championship.
Burnley, la grande occasione per Fabio Celestini
La scelta di puntare su Fabio Celestini rappresenta una mossa audace ma fortemente calcolata da parte della società. Cinquant’anni, un passato da centrocampista di alto livello e una carriera da allenatore costruita passo dopo passo in patria e all’estero, il neo tecnico si è fatto notare soprattutto per il fantastico double (campionato e coppa nazionale) conquistato sulla panchina del Basilea, oltre alla Supercoppa russa vinta con il CSKA Mosca.
Il Burnley, alla ricerca di un’identità di gioco più marcata e di una maggiore verticalità offensiva, ha individuato nel profilo del mister svizzero l’uomo ideale per imprimere una svolta radicale. La squadra, chiamata a invertire urgentemente la rotta davanti al proprio pubblico, ha bisogno di ritrovare fiducia, compattezza e quella ferocia agonistica smarrita in questo primo scorcio di stagione.
Nel giorno dell’annuncio ufficiale, l’allenatore non ha nascosto l’entusiasmo per questa nuova e stimolante avventura nel calcio inglese, sottolineando le enormi potenzialità racchiuse all’interno della rosa dei Clarets.
“Guardo il Burnley e vedo un club con un grande potenziale e giocatori di grande qualità, che possono aiutarci a raggiungere le ambizioni dei nostri tifosi. So che la sfida che ci attende è impegnativa, ma sono pronto a lavorare duro ogni singolo giorno per costruire una forte identità, giocare un calcio moderno e dinamico e dare ai nostri tifosi una squadra di cui possano essere veramente orgogliosi in campo.”