Un vero e proprio terremoto societario ha scosso l’Everton dopo l’annuncio dei Friedkin riguardo alla cessione del club. A poco più di due anni dal loro insediamento ufficiale nel board dei Toffees, il gruppo americano ha spiazzato il calcio inglese aprendo formalmente le porte a nuovi investimenti, inclusa la vendita della quota di maggioranza.
Si tratta di una svolta inaspettata soprattutto nei tempi, ma che affonda le radici in diverse motivazioni di natura economica, strategica e gestionale emerse con forza negli ultimi mesi. Nelle righe che seguono, analizzeremo nel dettaglio i fattori che hanno spinto i Friedkin a prendere questa decisione.
Everton, il risanamento finanziario e la rivalutazione dell’asset
Quando i Friedkin rilevarono il club, la situazione finanziaria dell’Everton era estremamente critica: un’alta esposizione debitoria, la costante minaccia delle sanzioni legate al fair play finanziario e un clima di profonda contestazione nei confronti della precedente gestione.
In questo biennio, la proprietà americana ha operato con una strategia di stabilizzazione ben precisa:
- Miglioramento dei conti: alleggerimento del monte ingaggi e ottimizzazione dei ricavi commerciali.
- Il volano dello stadio: la costruzione e la transizione verso il nuovo impianto, che ha aumentato drasticamente il valore patrimoniale della società.
Avendo trasformato un “asset in difficoltà” in una squadra economicamente risanata e appetibile, i Friedkin valutano evidentemente che il club abbia raggiunto una configurazione di mercato ideale per un’operazione di re-investment o di totale disimpegno a fronte di una plusvalenza.
Everton, le priorità del gruppo e il fronte Roma
Un altro aspetto centrale che spiega la mossa dei Friedkin riguarda la complessità della gestione multi-club e le priorità strategiche della famiglia americana. Oltre all’Everton, il gruppo detiene il controllo della Roma, un club e una piazza con esigenze quotidiane e progettuali monumentali. In particolare, il progetto per il nuovo stadio della Roma richiede un impegno finanziario e operativo ingente, stimato in oltre un miliardo di euro. accentrare le risorse economiche, le energie manageriali e la capacità di spesa su un unico grande asse nevralgico potrebbe aver spinto la proprietà a ridimensionare il proprio perimetro calcistico inglese, liberando capitali freschi. Non va sottovalutato il clima ambientale. Il rapporto con la tifoseria dell’Everton non è mai decollato del tutto, complici alcune scelte impopolari e le difficoltà incontrate sul piano tecnico.
La sessione di mercato estiva è stata aspramente contestata dai sostenitori dei Toffees, che si aspettavano investimenti più ambiziosi per competere stabilmente nella colonna di sinistra della Premier League. La frizione costante tra le aspettative della piazza e una gestione finanziaria rigorosa e orientata al contenimento dei costi ha reso probabilmente evidente ai Friedkin che la percezione del loro operato a Liverpool sarebbe rimasta complessa.
Nel comunicato ufficiale rilasciato dal gruppo, TFG(Friedkin Group) ha sottolineato che prenderà in considerazione solo ed esclusivamente offerte provenienti da soggetti ritenuti all’altezza di garantire un reale salto di qualità al club, preservando i progressi compiuti fin qui. Per l’Everton si apre dunque una fase di grande incertezza ma anche di enorme interesse sul mercato internazionale dei capitali calcistici, a conferma di come la Premier League sia ormai percepita dai grandi fondi e magnati non più solo come un impegno a lungo termine, ma come un mercato dinamico in cui valorizzare rapidamente i propri investimenti.