Un avvio di stagione da incubo e un dato statistico che assume i contorni dell’incredibile: nelle prime quattro giornate della Premier League, il Tottenham Hotspur ha collezionato uno zero spaccato alla voce “gol fatti”. Quattro partite senza esultare nemmeno una volta compreso l’ultimo grigio 0-0 casalingo contro l’Everton rappresentano un primato negativo assoluto nei 144 anni di storia del club. L’astinenza complessiva in campionato ha ormai superato i 407 minuti, trasformando quello che doveva essere il nuovo corso offensivo firmato da Roberto De Zerbi in un vero e proprio enigma tattico e psicologico.
Investimenti milionari e un blocco mentale
La frustrazione dell’ambiente Tottenham è palpabile, specialmente se si considera l’imponente campagna acquisti estiva da oltre 300 milioni di sterline. L’arrivo di elementi del calibro di Omar Marmoush e Sávio, affiancati a Dominic Solanke, avrebbe dovuto garantire varietà e imprevedibilità nell’ultimo terzo di campo. Al contrario, l’attacco degli Spurs appare scollegato, lento e privo di convinzione nei momenti decisivi.
Lo stesso Roberto De Zerbi ha spiegato in conferenza stampa la necessità di un’iniezione di fiducia per “sbloccarsi”: la squadra parte spesso con un buon fraseggio e un possesso palla fluido, ma non appena sfuma la prima occasione da gol subentra una forte insicurezza psicologica che paralizza la manovra. Gli indicatori avanzati confermano le difficoltà: con una media di Expected Goals (xG) per tiro tra le più basse del campionato, gli Spurs tendono a calciare da posizioni defilate o poco pericolose, finendo per facilitare il compito alle difese schierate con blocchi bassi.
Tra infortuni pesanti sulle corsie esterne (come quelli di Kulusevski e Mudryk) e l’assenza di un vero leader carismatico nei momenti di sofferenza, il peso dei fischi dei tifosi del Tottenham Hotspur Stadium comincia a farsi sentire. Con due soli punti conquistati su dodici disponibili e la trasferta di Anfield contro il Liverpool all’orizzonte, De Zerbi dovrà trovare al più presto la chiave per ritrovare la via della rete prima che la crisi d’identità comprometta l’intera stagione.
Soluzioni interne e la tentazione del cambio modulo
Per uscire da questo momento di appannamento, l’allenatore italiano potrebbe essere costretto a rivedere alcune delle sue certezze tattiche e variare l’assetto iniziale. L’esperimento del 4-2-3-1 ultra-offensivo non sta portando i frutti sperati, sacrificando l’equilibrio della squadra senza però garantire quella qualità negli ultimi sedici metri necessaria a perforare le difese chiuse. Una delle opzioni sul tavolo è il passaggio a un attacco a due punte pure, affiancando a Solanke un elemento rapido ed estroso come Marmoush, capace di attaccare la profondità e creare superiorità numerica negli spazi stretti.
In alternativa, l’inserimento di un trequartista atipico di maggior sostanza a centrocampo potrebbe aiutare a ripulire i palloni vaganti al limite dell’area. Indipendentemente dalle scelte sui singoli o sul modulo, per il Tottenham è diventato fondamentale ritrovare al più presto il primo spunto vincente: spezzare questo incantesimo è l’unico modo per scacciare i fantasmi e restituire serenità a un ambiente già sull’orlo di una crisi di nervi.