Diciamolo: per quanto accaduto nei primi quarantacinque minuti chiamarla partita sarebbe una forzatura intollerabile. Perché partita è quando due formazioni si sfidano a viso aperto e nella massima incertezza, non quando una squadra continua a sferrare cazzotti all’avversario e questi continua a subirli messo all’angolo messo cappaò per quattro volte. Dopo un andamento della fase ascendente che portava a pensare che Francia– Inghilterra si potesse accostare più a una sfida tipo oratorio viva il parroco o scapoli- ammogliati prima delle vacanze, nella fase discendente si è finalmente assistito a una partita. E così, a una Francia troppo brutta per essere vera con un Mike Maignan con il pensiero forse proiettato a capire se nella valigia per il ritorno ci avesse messo proprio tutto, è subentrato un match spumeggiante. Che è nato con una provocazione, soprattutto da parte di Thomas Tuchel, proteso a voler dimostrare a sè stesso e urbi et orbi che quest’Inghilterra marcia benone anche senza avere nel serbatoio la benzina di Kane e Bellingham, salvo però poi inserire quest’ultimo quando la Francia si era portata sul 4-5 ed era tornata a farsi minacciosa in pieno recupero. E lui, Jude il talentuoso, in uno scampolo di partita ha dimostrato che di lui c’era davvero bisogno, per mettersi definitivamente al riparo dai flutti. E dunque che rimane del 6-4 messo in cassaforte dagli albionici? Una delusione, certo, per essersi visti scivolare tra le dita la possibilità di salire sul tetto del mondo facendosi beffare nel finale dall’Argentina e una soddisfazion, quella del terzo posto che, se in senso relativo può sicuramente essere ascritta al novero dei rimpianti, in senso assoluto è da vedere come l’issarsi della nazionale dei tre leoni tra le prime quattro a livello planetario, soddisfazione che mancava da sessant’anni. E le scelte di Tuchel di lasciare Kane a fare da spettatore e di buttare dentro Bellingham solo verso i titoli di coda? Lo facciamo dire alle parole di una canzone di Eros Ramazzotti: “Sono cose della vita, vanno prese un po’ così”. Cosa che, però, nel paese dei sudditi di re Carlo III non avrebbero certamente fatto qualora a Thomas il teutonico amante del brivido non richiesto non fosse andata per il verso giusto. Il che, visto il risveglio dei transalpini e in particolar modo del monarca dei marcatori Kylian Mbappè giunto a dieci tacche, rischiava di poter essere.
Francia-Inghilterra, Tuchel: “C’è un po’ di delusione ma siamo terzi”
Un fatto è certo: Tuchel la vita tranquilla proprio non la ama. Ci è allergico. Non si spiega diversamente la scelta di tenere a bagnomaria Kane e Bellingham, ovvero i due pezzi più pregiati della sua argenteria almeno in termini realizzativi, proprio nell’atto più importante del Mondiale quando puoi tornare a casa con la medaglia di bronzo che ti ciondola sul collo oppure con un quarto posto di sapore unicamente platonico. Poi Bukayo Saka gli ha messo in confezione regalo una tripletta e le campane, alla fine, sono suonate a festa. Tuchel è consapevole che il Mondiale archiviato non sia esattamente quello che gli inglesi si attendessero, avendo avuto l’occasione per agguantare la finale e avendola fatta malamente incenerire. Ma cerca di salvare la parte mezza piena della bottiglia: “E’ chiaro – le sue parole- che non potremo mai avere soddisfazione per avere preso una medaglia di bronzo, però siamo terzi, spero che i giocatori ne possano essere un giorno orgogliosi”. Però il rimpianto è uno di quei bocconi particolarmente duri da digerire, richiede tempo. E una notte, per metabolizzarlo, non basta certamente: “Puntavamo al sogno – spiega ancora il trainer germanico – avevamo l’immensa ambizione di raggiungere la finale, quando si fallisce, quindi, c’è dolore e ci vorrà del tempo per dimenticarlo”. Poi, però, cerca il panno per cancellare dalla lavagna la scritta con il gesso della delusione e rilancia: “Nelle ultime settimane siamo comunque riusciti a creare qualcosa di molto speciale , su questo non scenderemo mai a compromessi: occorre gestire meglio le partite e prendere meglio le decisioni”. E lo dice sapendo di poter contare sulla fiducia della Federazione che ha deciso di proseguire con lui il suo cammino. Niente esoneri, siamo inglesi.