Nel calcio , come nella vita, le soddisfazioni sono come le ciliegie. Più ne hai e più ne vuoi. Harry Kane non è tipo che tema di soffrire d’indigestione. Con il Bayern Monaco si è messo in tasca in questa stagione uno scudetto e una DFB Pokal, ovvero la Coppa di Germania che per i bavaresi è stata la numero 21. Nella classifica marcatori, con le sue 36 reti, non ha praticamente avuto rivali dovendo andare per trovare il secondo alle diciannove di Undav dello Stoccarda. E adesso che ha riabbracciato la sua Inghilterra a cui ha dato un servigio di 112 presenze e 78 gol sfiorando due volte il tetto d’Europa, prima nel 2020 e poi nel 2024, un pensierino a salire in cima al mondo con la nazionale d’Albione ce lo fa appieno. Anche perché il Pallone d’Oro è là a scintillare all’orizzonte e lui vorrebbe prendere due piccioni con una fava mettendoselo in tasca con i Mondiali e accrescendo di due pezzi da novanta l’argenteria di famiglia.
Inghilterra, Kane: “Se vincessi tre trofei sarei nel giro per vincerlo”
Harry suddito di sua maestà re Carlo ma anche del re della calcistica Germania Vincent Kompany, tecnico della gioiosa macchina da gol e punti del Bayern Monaco è convintissimo che tre sia il numero perfetto. Non perché, alcuni secoli fa, Pitagora di Samo lo fissò nel suo sistema speculativo, ma per il fatto che, raggiunto con la conquista dei Mondiali, gli consentirebbe forse di diventare monarca anche da solista oltrechè nel collettivo. “Con la stagione che ho avuto – spiega a Sky Sports – vincendo i tre trofei credo che rientrerò nel gruppo dei pretendenti. Se guardi certi giocatori che in passato hanno vinto il pallone d’oro, sono quelli che hanno vinto grandi trofei”. Ma il principe del gol Harry non vuole tanto concedersi alle parole. C’è una lingua che parla in modo ottimale e nella quale preferisce parlare, quella del campo e del gol e lo dice chiaramente: “Non sono il tipo che afferma che intenda vincere il Pallone d’Oro – conclude- cerco di parlare in campo”. E la sua voce in campo, almeno sino a questo momento, non ha manifestato un filo di raucedine. Quella voce se la vuole conservare bene per i Mondiali e poi, semmai, per esclamare urbi et orbi “ho vinto anche il Pallone d’Oro”. Sognare non è vietato. Per uno che ha ricevuto da madre natura un autentico talento come il suo, poi, è ancor più un dovere.