La prima attività a cui si sono concessi svegliandosi questa mattina è facile da intuire: stropicciarsi gli occhi. Ma non perchè si stavano affrancando dal sonno, bensì per rendersi conto che quanto si sono portati a casa dal campionato di Premier League reduce dalla chiusura del sipario fosse tutto rispondente a verità. Giocatori e dirigenti del Sunderland hanno constatato che non avevano preso un abbaglio nè si erano risvegliati da un sogno idilliaco. La loro squadra sarà effettivamente presente ai nastri di partenza dell’Europa League. E, quindi, varcherà per la prima volta nella sua storia i confini del calcio d’Albione per misurarsi con altre realtà del vecchio continente.
Con il cuore ci avrebbero scommesso praticamente tutti i tifosi. Con la ragione, che imponeva loro di guardare realisticamente le gerarchie calcistiche British in modo sincronico e diacronico, certamente un po’ meno. Ma tanto è: con punti numero 54, il posto numero sette nell’ordine delle sedie su cui accomodarsi in classifica frutto di quattordici poste piene, dodici pareggi e altrettante sconfitte, 42 reti segnate e 48 subite, in casa Sunderland si pensa già a mettere da parte i ghelli per i biglietti d’aereo di dirigenti, giocatori e allenatore pronti a giocarsi l’Europa.
Sunderland, la politica dell’avvedutezza e dell’umiltà
Il Sunderland si era sottratto a una prima trappola a cui si sarebbe potuto ingenuamente concedere e cioè montarsi la testa. Ha affrontato sin dall’inizio la stagione con l’umiltà e i piedi ben piantati in terra nella consapevolezza di doversi prima di tutto confermare in categoria. Quando si è reso conto che il basic aim era stato raggiunto, si è gettato a capofitto per osare qualcosa di più e lo ha fatto quindi a ragion veduta, con la politica dei piccoli passi. Con una rosa fatta di nomi non altisonanti ma certamente in grado di farsi valere e di mettersi in evidenza agli addetti ai lavori, da Hume ad Alderete, da Sadiki a Reinildo Mandava, dal portiere Roefs a Brobbey e Isidor. E solo per citarne alcuni a tacer d’altri meritevoli comunque della stessa menzione e contemplati dall’elogio collettivo. Ma dietro un’orchestra che sa suonare come si deve c’è sempre un direttore con la bacchetta ben lucidata che già in Championship aveva già dimostrato di saperla usare bene. Giro di pagina e avanti con il prossimo minicapitolo.
Sunderland, un demiurgo chiamato Regis Le Bris
Regis Le Bris da Pont d’Abbey, zio di Theo calciatore di Guingamp e Rennes e a sua volta ex calciatore di Rennes e Laval prima di cominciare a vedere il rettangolo verde da una panchina a bordo campo è l’artefice indiscusso di questo miracolo albionico. Classe 1975, ha portato idee figlie della sua giovane età e, soprattutto, la voglia di metterle in pratica per portare a casa il carico pesante. Avendo nel suo nome, se si bussa alla porta del latinorum, una sorta di vocazione alla grandezza, se è vero come è vero che regis è il genitivo di rex, ovvero re. Al Sunderland dal 2024, Regis il motivato è sfuggito alla trappola del volersi affemare subito pensando innanzitutto a prendere le misure di una realtà per lui totalmente nuova come quella del mondo calcistico inglese. L’ha studiata a fondo, ne ha compreso i meccanismi e li ha fusi con il suo credo calcistico. Il risultato dell’assemblamento è sotto gli occhi d’ognuno. Varrà ricordare che, nella stagione 2023-24, il Sunderland aveva archiviato il suo campionato al sedicesimo posto, in piena periferia di classifica. L’anno dopo è sbarcato in Premier e ora si appresta ad attraversare il canale della Manica dove, passando da qualche dogana, troverà l‘Europa League ad attenderlo a braccia aperte. Regis il pragmatico incarta in confezione regalo e porta a casa. E, nell’attesa di costruire una stagione 2025-26 in cui sarà con tutta probabilità riconfermato ma nella quale avrà gli occhi addosso di qualche addetto ai lavori per ovvi motivi, il “Fabregas in biancorosso” (il paragone con l’allenatore del Como pare calzare a pennello, visto che ha regalato ai lariani lo stesso sogno del Sunderland ma un gradino più in su e in versione italiana, pur se con una rosa multinazionale) intona il suo gaudemus: “Gli allenamenti di questa settimana sono andati bene e quindi eravamo pronti a giocare – dice riavvolgendo sul sito della società il nastro alla partita con il Chelsea- è stata una partita un po’ tesa ma i giocatori si sono comportati bene dimostrando grande costanza e disciplina”. Ma sa benissimo che il 24 maggio, per lui, non sarà mai più l’ultima di campionato della stagione 2025-26 bensì la porta che immette verso la gloria. “E’ pazzesco – dice infatti ricordandosene subito appresso – il 24 maggio è il giorno perfetto, se si pensa alla scorsa stagione, alla nostra promozione in extremis, ora siamo in Europa League”. Regis il vincente ha però anche la gratitudine cucita sulla pelle. Perchè lui ci ha messo il piatto finale, ma gli ingredienti a sua disposizione vengono da lontano. “Questo successo – spiega infatti – dimostra la coerenza del club, la coesione, l’allineamento, quando si hanno queste caratteristiche si possono raggiungere risultati eccezionali”. Quando la gioia ti pervade corpo e anima, la stanchezza è un dettaglio. E infatti, dipendesse da lui, riprenderebbe a mettersi al lavoro già da domani mattina. Perché quando stai volando, la sensazione del volo ti avvolge completamente e vorresti non tornare più a terra. Ma, non potendo tornare al lavoro da subito, la linea la detta senza porre tempo in mezzo: “La Premier League sarà la nostra priorità principale – conclude – dobbiamo avere la stessa mentalità e vedere se riusciamo a migliorare la squadra, è importante rimanere uniti e lavorare sodo”. Insomma, non smembrare la gioiosa macchina da gol e punti e partire dai capisaldi della stagione da poco in archivio sarebbe cosa buona e giusta. Del resto, in casa Sunderland, si fece così già dallo scorso anno dalla Championship e il giochino funzionò. Perché cambiare strategia, allora, per di più se ti ha dato la certezza di poterti sedere nel 2026-27 su due tavoli?
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