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Cosa ci ha lasciato la 9ª giornata di Premier League

L'Arsenal espugna Anfield, il City cade in casa e lo United sprofonda sempre di più a Stamford Bridge: il commento della 9ª giornata di Premier League

Francesco Bonaccorso di Francesco Bonaccorso
4 Novembre 2026
in Premier League
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  • I Gunners violano Anfield
  • Il City perde ancora. C’è da iniziare a preoccuparsi?
  • Lo scontro diretto fra “poveri”

Niente di nuovo sul fronte occidentale. O quasi. Perché l’Arsenal vince ancora “alla sua maniera” stavolta sul campo difficilissimo del Liverpool e si prende la testa della classifica in solitaria.

La novità, anche se gli Sky Blues venivano già da una sconfitta meno “dolorosa” sul campo dell’Aston Villa la scorsa settimana, è rappresentata dalla nuova caduta del Manchester City, che cede stavolta in casa allo splendido Brighton di Fabian Hurzeler.

Ciò che non cambia invece è la ormai consueta disfatta del Manchester United, che in questo caso ha “l’alibi” di aver perso contro una squadra sicuramente sulla carta attrezzata per competere per il titolo come l’ambizioso Chelsea di Xabi Alonso, e può tutto sommato fregiarsi di una discreta prestazione in cui ha avuto per lo meno le occasioni per non uscire sconfitta, non concretizzandole anche per una buona dose di sfortuna. I risultati però, come sappiamo, sono l’unica cosa che conta nel calcio, e i punti racimolati dagli uomini di Carrick, a ridosso della zona retrocessione quando è ormai iniziato novembre, sono veramente un bottino miserrimo indegno del blasone dei Red Devils.

I Gunners violano Anfield

Si sblocca presto il big match della giornata fra Liverpool e Arsenal, con il vantaggio firmato al quarto d’ora da Kai Havertz, che raccoglie il perfetto invito rasoterra di Rice. Dal settore ospiti parte il classico “One-Nil to the Arsenal” e mai coro potrebbe essere più appropriato. Provateci voi, infatti, a schiodare la partita da questo risultato quando i ragazzi di Arteta passano in vantaggio, e il copione si ripete anche nella bolgia di Anfield.

L’attaccante tedesco, giocatore strano che spesso sembra non avere nulla di speciale né essere troppo prolifico, ma che spesso segna reti pesanti come macigni (fra cui due in due diverse finali di Champions), si permette perfino di zittire la Kop, e alla fine della fiera ha ragione lui. E’ sterile infatti la reazione dei Reds, che si concretizza solo in una traversa su punizione insidiosa di Wirtz, di fatto però più un cross che un tiro, e in una serie di attacchi confusi e poco incisivi. A nulla vale anche l’inserimento del recuperato Szoboszlai, che gioca la mezz’ora finale senza riuscire a dare la scossa ai suoi. Va più vicino l’Arsenal al raddoppio di quanto non vada il team di Iraola al pareggio, evitato solo dalla strepitosa parata di Alisson sul diagonale di Tzolis, che nega al greco il primo gol con la nuova maglia.

Tanto per cambiare i Gunners si dimostrano una squadra d’acciaio, che al netto del ko sul campo del lanciatissimo Brighton riescono a vincere ancora una volta a loro modo, portando a casa uno scontro diretto fondamentale sul campo di una delle dirette rivali per il titolo, cancellando anche l’umiliazione per la sconfitta patita in settimana in Coppa di Lega contro il Fleetwood.

Il City perde ancora. C’è da iniziare a preoccuparsi?

A Etihad anche il Brighton passa in vantaggio al primo affondo con il tap in di Ayari, che concretizza in rete dopo appena dieci minuti dopo un mezzo rimpallo con De Cuyper, per l’occasione schierato alto a sinistra.

Dopo essere stati colpiti a freddo i Cityzens provano a organizzare la rimonta, ma similmente al Liverpool riescono solo ad accumulare occasioni confusionarie, non riuscendo a servire degnamente il killer Haaland in area di rigore. Il più positivo rimane Ndiaye, sicuramente quello che crea di più puntando l’uomo e concludendo a rete, un paio di volte anche sfortunato nel cogliere due traverse, seppur scheggiandole solo dalla parte esterna. Gli attacchi del City rimangono poco efficaci e non troppo continui, e le loro speranze si infrangono a due dalla fine col colpo di testa di O’Reilly fuori di poco alla sinistra di Verbruggen. Anche in questo caso, nonostante un infruttuoso dominio territoriale dei Blue Moon, sono più gli avversari ad andare vicini al raddoppio, con il tocco sotto di Hinshelwood che esce di nulla solo davanti a Donnarumma in uscita.

Una sconfitta che può destare qualche preoccupazione per Maresca, più che altro per il passo indietro dal punto di vista del gioco rispetto a quella del Villa Park ma, come spesso ci si dimentica nel calcio, va dato grande merito al magico Brighton di Hurzeler, che consolida uno straordinario terzo posto in classifica in questo inizio di campionato da sogno per i Seagulls.

Lo scontro diretto fra “poveri”

Al momento, ma predico lo rimarrà anche al ritorno per entrambe, si configura come uno scontro diretto “minore” quello che va in scena a Stamford Bridge fra Chelsea e Manchester United, vinto comunque con autorevolezza dai Blues, nettamente la miglior squadra delle due. Non tanto per una questione di rosa, con quella di Xabi Alonso superiore a quella a disposizione del collega Carrick più che altro per la presenza di qualche singolo di spicco, ma costruita con una simile confusione e con sicuramente da anni un eccesso di elementi non tutti così validi, seppur per lo più di giovane età. E’ sicuramente il livello di gioco e organizzazione a rendere superiori i londinesi, anche se il confronto con questo United al momento appare impietoso per quasi tutte le squadre della Premier, data la drammatica situazione, sportivamente parlando, di quella che, certamente da metà anni 2010 in poi, è diventata senza dubbio la seconda squadra di Manchester.

Come anticipato nell’introduzione, non è neanche la peggiore partita dei Red Devils quella giocata sabato, a fronte di un primo tempo quasi dominato e con all’attivo un gol annullato a Cunha e un paio di clamorose occasioni sprecate a tu per tu con Penders da Bruno Fernandes prima e Amad Diallo poi (sembrerà strano ma, al netto di tutto, è più sul secondo che punterei per il futuro fossi nella dirigenza dello United).

Nel secondo tempo però, il Chelsea esce dagli spogliatoi con le marce alte, specie con il loro giocatore al momento di maggior pregio Morgan Rogers, in forma strepitosa in questo inizio di stagione. L’ex centrocampista dell’Aston Villa spacca in due la partita con uno slalom speciale simile a quello subìto nella stessa metà campo la settimana scorsa nella sconfitta casalinga col Tottenham per il gol del raddoppio definitivo di Mathys Tel, e deposita in rete con un tocco mancino delizioso (non il suo piede!) sull’uscita di uno stavolta incolpevole Lammens. La difesa del Man United si apre come il Mar Rosso davanti a Mosè, ma rimane splendida la giocata di un potenziale titolare inamovibile sia dei Blues che della nazionale dei tre leoni per gli anni a venire.

Il raddoppio arriva dal dischetto dopo l’ingenuità di Lisandro Martinez, che prende letteralmente per il collo Fofana causando non solo la massima punizione ma anche la sua espulsione per doppia ammonizione dopo la revisione al VAR. Il penalty lo realizza Palmer con un sinistro a incrociare non irresistibile non contenuto dalle solite mani bucate di Lammens, che a mio parere si può già annoverare fra i peggiori portieri della storia recente dei Red Devils assieme a André Onana, Roy Carroll e al nostro Massimo Taibi.

Il match si conclude con un paio di folate offensive di Estevao, altro giovane su cui il Chelsea dovrebbe a mio parere puntare di più, cui solo un fuorigioco millimetrico nega la gioia del gol. Lato United l’ultimo ad arrendersi è il solito Mbeumo che, nonostante tutti i suoi limiti che lo meriterebbero relegato in panchina in favore della titolarità del più promettente Sesko, fa sempre il suo nei minuti a disposizione e spesso timbra anche il tabellino della partita, mancando la rete qui solo per la sfortuna di cogliere la parte interna della traversa dopo un ottimo sinistro al fulmicotone da fuori area quasi allo scadere delle ostilità.

Sembrano contate le ore per Michael Carrick come manager dei Diavoli Rossi. Su piazza al momento forse solo Antonio Conte potrebbe salvare questa squadra, ammesso che abbia voglia di accollarsi l’ennesima patata bollente della sua carriera. Quando dico salvare lo intendo letteralmente: il Manchester United è al momento 17esimo a pari punti col Crystal Palace 18esimo e andando avanti così rischia seriamente la prima retrocessione in seconda serie da 53 anni di storia.

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