L’8 ottobre 2026 rimarrà una data scolpita nella memoria recente del tifo dei Reds. A esattamente undici anni dal suo storico arrivo sulla panchina del Liverpool, il club ha svelato un tributo permanente per Jürgen Klopp, installando una statua in bronzo all’interno dell’affascinante cornice dell’LFC Museum ad Anfield.
L’opera non sorge all’esterno della struttura, dove si trovano i monumenti dedicati a mostri sacri come Bill Shankly e Bob Paisley, ma arricchisce la galleria storica dello stadio. La scultura rappresenta un dono carico di significato emotivo, offerto ufficialmente dal sindacato dei tifosi Spirit of Shankly. Si tratta della replica esatta, alta circa 46 centimetri (18 pollici), di quella regalata personalmente all’allenatore tedesco nel maggio del 2025, in occasione del suo toccante ritorno nel Merseyside dopo l’addio alla panchina.
Un’icona di passione immortalata nel bronzo
L’opera porta la firma del celebre scultore Andy Edwards e della Castle Fine Arts Foundry, gli stessi artisti che hanno realizzato altri simboli iconici della città, come la statua dei Beatles sul lungomare di Liverpool. L’estetica della statua cattura perfettamente la debordante ed empatica energia di Klopp. Il tecnico è ritratto in una delle sue pose più celebri e amate dal pubblico della Kop: Indossa l’immancabile berretto con la visiera, ha una mano premuta sul cuore in segno di gratitudine, e l’altro braccio è teso verso l’alto con il pugno chiuso, nel tipico gesto di esultanza che faceva tremare lo stadio dopo le vittorie più rocambolesche.
Sebbene lo stesso Klopp avesse ironicamente dichiarato in passato di non volere monumenti a suo nome per rimanere umile, il popolo di Anfield ha spinto per un omaggio che potesse celebrarne il mito in modo eterno. Nei suoi nove anni alla guida del club, l’ex tecnico ha guidato la squadra per 491 partite, diventando l’unico allenatore nella storia dei Reds capace di vincere sei trofei principali differenti, tra cui la Champions League e la tanto attesa Premier League. Questa statua non celebra soltanto i successi sul campo, ma simboleggia il legame indissolubile tra un uomo e una comunità che ha saputo trasformare i “dubitanti in credenti”.

