Nella sua biografia annovera uno scudetto, cinque Coppe d’Inghilterra, una Coppa di Lega e due Charity Shield. Con un palmares di tal fatta, vedere il West Bromwich Albion frequentare il pianeta più luminoso del calcio britannico dovrebbe essere nella natura delle cose. E invece la squadra orgoglio calcistico delle West Midlands, lo scorso campionato, si è trovata a prendere per i capelli la permanenza in Championship dopo essere passata per tre conduzioni tecniche. E le coronarie dei tifosi dei Baggies sono così state messe a dura prova. Il ventunesimo posto con 51 punti derivato da tredici poste piene, quattordici pareggi, 19 sconfitte, 48 reti segnate e 55 subite non era esattamente lo scenario di fronte al quale sperassero di trovarsi. Qui, sino al 2017-18, è soffiato vento di Premier League. E vedere ora rischiare di materializzarsi la League One non sarebbe stato certamente boccone facile da digerire.
Championship, West Bromwich Albion, cosa ha potuto fare da effetto zavorra?
Un’annata sotto tono, specialmente se raffrontata al 2024-25 quando la squadra si piazzò al nono posto non abissalmente lontana dalla zona playoff con 64 punti, tredici in più dello scorso campionato, è sicuramente figlia di più fattori. Vi è intanto da registrare il fatto che ben quattro avvicendamenti di panchina non siano serviti a conferire alla squadra una fisionomia di gioco di sufficiente scafatura per cercare di farle frequentare zone di classifica più alla larga dai patemi. Confermato in panchina dal 2024-25 e figlio del Tottenham, prima come calciatore e poi come collaboratore tecnico a vari livelli, Ryan Mason non è riuscito a traghettare la squadra verso porti sicuri e si è trovato nel mese di gennaio 2026 la lettera di sollevamento dall’incarico. Largo allora a James Morrison che, con gli albionici, avrà sì costruito una buon ricordo fatto di 309 presenze e 34 reti ma non si è vestito di altrettanta gloria come allenatore. Nè le cose sono migliorate con l’arrivo di Eric Ramsay, che sul viaggio in aereo con cui dagli Stati Uniti, sponda Minnesota United, ha raggiunto la panchina degli albionici si è dimenticato di far imbarcare con sè anche una soluzione tattica ottimale in grado di fare uscire la squadra bianconera dalle secche. L’ennesima rivoluzione tecnico- tattica e il ritorno di Morrison hanno almeno avuto l’effetto di salvare il salvabile con l’ottenimento della permanenza in categoria. Se si voleva quindi un tecnico che fosse in grado di far respirare alla squadra aria di classifica che conta, quindi, l’uomo della provvidenza non c’è stato. Ma imputare le cause soltanto alla conduzione tecnica sarebbe incompleto e ingeneroso. Perché, alla fine della storia, sul rettangolo verde ci scendono i calciatori.
Championship, West Bromwich Albion, la mancanza di un goleador vero
C’era sicuramente attesa per il contributo che potesse dare Josh Maja, eroe del reparto offensivo bianconero nel 2024-25 con dodici reti e due assist in ventisei partite. L’attaccante nigeriano, invece, non ha saputo confermarsi andando a bersaglio nel corso della stagione soltanto in sei occasioni, quattro in campionato e due in Fa Cup. Certo, l’infortunio al polpaccio che, da gennaio a luglio del 2025 lo ha tenuto lontano dai rettangoli verdi per 177 giorni ha avuto sicuramente il suo peso anche nel mandargli un po’ di traverso il morale, ma il suo apporto è complessivamente parso deficitario. In ogni modo, la società ha fiducia nel fatto che possa riannodare i fili con quel flusso di marcatura di cui ha dimostrato di essere capace. Il pungiglione offensivo è ruotato soprattutto intorno ai pianeti del norvegese Aune Heggebo, punta centrale che ha garantito nove reti, e del nazionale nordirlandese Isaac Price con otto. Quest’ultimo non sarebbe propriamente un attaccante ma un centrocampista che, per fortuna degli albionici, ha confermato anche di avere anche vocazioni di cecchinaggio delle altrui porte. Nove più otto, diciassette. Morale, è mancato alla squadra un attaccante che potesse essere costantemente in catena di produzione. E, senza avere chi la spinga dentro in servizio permanente effettivo, è piuttosto difficile che la classifica abbandoni il volto della tristezza per sposare quello del sorriso.
Championship, West Bromwich Albion, e ora?
L’imperativo della squadra delle West Midlands è quindi di ritagliarsi un campionato più consono alla sua storia e al suo blasone. Un blasone che sventolò sopra tutti gli altri nel campionato 1919-20 quando ancora si chiamava First Division e vide la squadra trionfare con sessanta punti davanti al Burnley con 53 e guardando dall’alto Chelsea, Liverpool e Manchester City. Altri tempi, certo, molta acqua è passata sotto i ponti, Ma quella storia esige una presenza robusta in Championship e il tentativo di rispiccare il volo. La squadra ha dato buone indicazioni nelle prime amichevoli andate in scena con cui ha buttato giù i birilli di Sheffield Wednesday (3-0), Bromley (4-1) e Shrewsbury (idem) segnando quindi undici reti e subendone soltanto due. Dal Falkirk, per dare nerbo al reparto offensivo, è arrivata la punta centrale Barney Stewart, accreditato di una carriera fatta di 50 presenze, 20 reti e quattro assist. Nello stesso ruolo opera l’ex Under 21 del Chelsea Jimmy Jae Morgan , ex Peterborough United con un ruolino di marcia fatto di 141 discese in campo, 52 gol e 18 rifiniture. Tra i pali è giunto dall’Oxford United Matt Ingram che ha trascorsi anche tra le altre con Queen’s Park Rangers, Luton Town e Hull City e vanta 319 presenze con 88 clean sheet. Dall’Ipswich Town giunge invece il terzino sinistro Conor Townsend che, reduce dal ritorno in Premier League con la squadra dell’ormai ex Kieran Mc Kenna, ricomincerà dal secondo gradino della gerarchia calcistica inglese. Per lui un ritorno in una squadra di cui ha indossato la casacca dal 2018-19 sino al 2023-24 totalizzando 213 presenze, quattro reti e 15 assist. Il suo bottino complessivo ammonta invece a 413 gare disputate, 13 gol e 39 rifiniture, il che ne evidenzia anche una capacità offensiva oltrechè preziosi doti di copertura nel reparto arretrato. Dall’Under 21 bianconera salgono invece il terzino destro Alex Williams e l’ala sinistra Ollie Bostock, il primo con una dotazione di 106 partite, quattro gol e sette rifiniture, il secondo con 60 presenze, nove reti e cinque assist. Obiettivo della squadra: lasciarsi decisamente alle spalle un campionato ai limiti del catastrofico e cercare di frequentare i piani alti che, per il suo passato, gli competono. Vorrà ben dire qualcosa che da qui sia partita la carriera di uno dei calciatori di particolare luminosità della storia del calcio inglese, Bryan Robson, autore poi di una fulgida carriera nel Manchester United e poi nella nazionale inglese, rispettivamente con 345 presenze e 74 reti e con 90 partite e 26 gol.