Una stagione su, una giù, una su e una giù. Negli ultimi campionati, la biografia del Burnley è stata molto simile a un giro in altalena con un’alternanza di frequentazioni della Premier League e della Championship. Rispetto al triumvirato delle neopromosse dal 2025-26, i Clarets sono stati gli unici a non confermarsi in categoria con un Sunderland che ha addirittura spiccato il volo verso la zona europea e un Leeds che ha raggiunto il traguardo della salvezza senza avere nemmeno il fiatone.
Burnley, le possibili ragioni di una debacle
Senza stare a scomodare l’universo della fisica, un effetto ha sempre una causa alle sue spalle che lo possa spiegare adeguatamente. Cominciando a bussare alla porta dei numeri, i Clarets hanno avuto solo 38 reti all’attivo, migliori solo del Wolverhampton fanalino di coda, e non hanno invece tristemente avuto equivalenti nel numero di volte in cui hanno dovuto raccogliere la sfera in fondo alla loro porta, 75. E dire che Martin Dubravka, con le sue esperienze maturate anche nella nazionale maggiore slovacca, era un portiere della cui affidabilità non si poteva dubitare. Certo, poi nella ragnatela delle possibili spiegazioni della debacle non può non rimanere impigliato anche il reparto difensivo, ma è un dato di fatto che il portiere ora accasatosi al Tottenham abbia fornito un rendimento deficitario rispetto a quanto da lui ci si attendesse. Le esperienze precedenti con Newcastle e Manchester United deponevano a suo favore. Ma non è bastato. La squadra ha puntato nel reparto offensivo soprattutto sul sistema usato sicuro ovvero l’olandese Zian Flemming che frequenta la parrocchia dei Clarets dalll’anno di grazia 2024 e a tenere dritta la barca ci ha provato mettendo a segno undici reti, cifre alla mano un quarto del bottino complessivo della squadra. Ma un attaccante, per quanto possa darci dentro, non può certamente trarre in salvo un intero reparto. Per far partire i colpi che aveva in canna e dirigerli verso le porte avversarie, poi, l’olandese ci ha messo un po’ troppo tempo a caricare il fucile non riuscendo ad andare a bersaglio prima della giornata numero nove contro quel Wolverhampton che con il Burnley ha dovuto sorbirsi l’amaro calice della discesa di livello. Anche Jaidon Anthony era partito come sistema collaudato e, quando i tifosi lo avevano visto segnare in quattro delle prime sei partite, ci avevano fatto la bocca buona. Poi, però, nel prosieguo del campionato, ha sfornato soltanto altre quattro reti portando il bottino totale a otto. Pochino, per uno che sulla sua carta d’identità ha scritto alla voce segni particolari la parola attaccante. Lesley Ugochukwu, centrocampista che però, all’occorrenza, riesce a sconfinare nei territori difensivi avversari seminando il panico, ha avuto anch’egli le polveri piuttosto bagnate fermandosi a tre reti, Meglio che al Southampton dove ne aveva realizzata una soltanto e al Chelsea dove proprio non era mai finito nel tabellino dei marcatori, ma comunque anch’egli tutto sommato ininfluente. Il resto sono briciole di marcatura che testimoniano come il Burnley non abbia saputo disporre di un cecchino vero e costante in grado di dare valore aggiunto e di fornire un abbozzo di speranza alla squadra per farla restare nel pianeta più luminoso del calcio albionico.
Burnley, il ritardo nel cambio di allenatore
Solitamente, per addivenire a un avvicendamento tecnico, una squadra non attende proprio gli ultimi scampoli di stagione ma magari punta la sveglia prima. Non è stato così per i Clarets che, sino al turno numero 34, si sono affidati a Scott Parker nell’illusione che la situazione si potesse raddrizzare. Il povero Michael Jackson che si è portato la croce dalla giornata numero 35 alla 38 ha così dovuto prendersi il peso di un finale di stagione Thriller (è proprio il caso di dirlo) facendo quello che poteva e portandosi a casa soltanto due punti. Ma se la salvezza doveva passare da un Leeds decisamente ispirato, da un Aston Villa stabilmente nei piani alti, da un Arsenal assetato di scudetto con il Wolverhampton unico cliente abbordabile alla giornata conclusiva, raddrizzare la barca del Burnley sarebbe stato difficile per chiunque. E la domanda proprio non vuole saperne di rimanere imprigionata negli angusti confini dello stilo: perchè questo cambio tardivo? Perchè continuare a puntare su un tecnico che, se pur ci abbia saputo fare garantendo la promozione dalla Championship alla Premier League, non è però poi stato in grado di condurre la squadra in acque tranquille sino a un punto avanzato della stagione?
Burnley, da dove si ricomincia
L’ultimo periodo aureo del Burnley in cui le tende in Premier League furono piantate con i picchetti giusti per sottrarle alle folate di vento dei rovesci da possibile retrocessione fu dal 2016-17 al 2020-21 con una stagione 2017-18 chiusa addirittura al settimo posto, laddove cominci a essere invitato al gran ballo delle Coppe europee. Poi la succitata altalena, un anno in Premier, un anno in Championship. Da giramento di testa. Adesso il compito di cercare di far camminare lungo la strada maestra i Clarets è nelle mani del tecnico belga Nicky Hayen che nel Regno Unito aveva già dimorato calcisticamente nella stagione 2021-22 al timone dei gallesi dell’Haverfordwest County. Un allenatore giovane che attende anch’egli l’occasione propizia per assicurarsi un po’ di consacrazione con qualche impresa da segnarsi a caratteri cubitali nell’album dei ricordi e nel suo curriculum professionale. Il nucleo centrale con Anthony, Ugockukwu, Dubravka, ma anche con Tchaouna, Tuanzebe, Ward-Prowse è stato lasciato partire per altri lidi. Tra i Clarets hanno fatto ritorno per fine prestito i terzini destri Oliver Sonne dallo Sparta Praga e Shuramdy Sambo dagli olandesi dello Sparta Rotterdam e il trequartista Oluwaseun Adewumi dai belgi del Cercle Bruges, l’ala destra Lukas Koleosho dal Paris FC e la punta centrale Andreas Houtondji, protagonista della tutt’altro che esaltante annata dei tedeschi del St Pauli in Bundesliga. Dall‘Espanyol proviene invece la diciannovenne ala sinistra Lluc Castell che, tra giovanili e prima squadra dei catalani, ha totalizzato 61 presenze con undici reti e tre assist per 4319 minuti di gioco e dall’Under 21 è stato promosso l’omoruolo Jaydon Banel che, con tre presenze in prima squadra, aveva già assaggiato un frammento di Premier League. Che la Championship sia un campionato competitivo e fortemente selettivo, in Inghilterra, lo sanno anche le pietre. Ma una squadra appena discesa dalla serie principale non può non porsi il problema di cercare di risalire immediatamente.