“Non è mica come giocare a Football Manager” – se questa frase fosse stata pronunciata da una persona qualunque, non avrebbe certo meritato una menzione. Ed invece a pronunciarla è stato un allenatore professionista, attualmente su una delle panchine di una squadra che disputa il campionato di calcio più ricco e avvincente del mondo. Sto parlando di Roberto De Zerbi, allenatore del Tottenham.
Gestire la pressione
Gli ingaggi faraonici, la vita lussuosa, il denaro che non rappresenta un pensiero negativo è quello che noi vediamo quando osserviamo i grandi atleti, i grandi musicisti o qualsiasi altra persona abbia raggiunto queste vette. Ma queste non rappresentano altro che la punta dell’iceberg. Al di sotto del visibile c’è sforzo, applicazione, rinuncia, abnegazione, forza di volontà, capacità di rialzarsi e riprovarci, e tanto altro ancora che un essere umano deve impiegare per arrivare a certi livelli. E non è un caso infatti, che questi traguardi non siano per tutti, ma solo per quei pochi in grado di resistere. Perché in fondo di resistenza si tratta ed è proprio questo che fa la differenza tra chi arriva e chi non arriva.
Questa è una premessa doverosa, perché quando si raggiungono appunto certi livelli, la prima grande qualità che si deve mostrare è la capacità di sopportare il peso di tutto ciò. La risposta che De Zerbi ha dato a chi gli chiedeva conto del fatto che il Tottenham ha messo in piedi una campagna acquisti faraonica, spendendo oltre 300 milioni di sterline, inserendo in rosa giocatori di primo ordine, calciatori che qualunque altra squadra sognerebbe ma che non stanno rendendo, lascia molto perplessi. Perché se è vero che è necessario del tempo per assimilare le novità, è pur vero che a certi livelli risposte così superficiali devono essere evitate. Perché un professionista deve sapere prima di tutto gestire la pressione: rispondere con metafore o concetti da preadolescente offeso è troppo facile, comodo, immaturo.
Football Manager non è un gioco
E se vogliamo dirla tutta, Football Manager non è poi così tanto un gioco. Chiedetelo alle migliaia di appassionati che passano notti insonne per portare alla vittoria della Champions League una squadra di National League. Tra l’altro c’è una storia recente conosciutissima, quella di Will Still che più volte ha ammesso di aver capito di voler fare l’allenatore passando proprio quelle notti insonni a giocare a football manager. Un sogno poi realizzato grazie allo Stade de Reims che pur di affidargli la squadra è stato disposto a pagare una multa di 25.000 € a partita. Una fiducia ben ripagata, visto che Will Still ha guidato la squadra ad una storica striscia di imbattibilità in Ligue 1.
Peraltro, Football Manager viene utilizzato anche da osservatori e addetti ai lavori del calcio reale, vista la precisione e capillarità del suo database. Pensare che già nel 2008 l’Everton aveva firmato degli accordi ufficiali per accedere al database del gioco al fine di scovare nuovi talenti. Nel corso degli anni la collaborazione si è evoluta perché la Sports interactive, casa produttrice, ha lanciato FMDB Pro: una piattaforma di scout professionale derivata direttamente dal gioco e che viene utilizzata da ben 40 club nel mondo.
Quindi, chissà, se Roberto De Zerbi acquistasse una copia di Football Manager, potrebbe scovare nuovi talenti magari a cifre tali da non costringerlo a dover gestire la pressione del risultato immediato. In fondo, Football Manager, non è per tutti.