Se si dovesse scegliere un calciatore per spiegare l’essenza della Premier League degli anni Duemila quella fatta di agonismo puro, stadi vecchio stile, tackle decisi e pochissimi fronzoli, il nome di Paul Konchesky figurerebbe sicuramente in cima alla lista. Terzino sinistro di grande sostanza, una testa rasata diventata iconica e una carriera ultraventennale vissuta interamente oltremanica, Konchesky incarna il prototipo del difensore britannico vecchio stampo. Uno che non cercava le copertine, ma che ogni allenatore avrebbe voluto in squadra.
Premier League, Paul Konchesky: Gli inizi al calcio e l’amore per gli hammers
Nato a Barking, nell’East London, Konchesky compie i primi passi nell’Academy del Charlton Athletic. È qui che stabilisce il suo primo record importante: nell’agosto del 1997 esordisce in prima squadra a soli 16 anni e 93 giorni, diventando all’epoca il più giovane debuttante nella storia del club (record superato anni dopo da Jonjo Shelvey). Dopo un breve prestito al Tottenham, nel 2005 corona il sogno di una vita: firmare per il West Ham United, la squadra del suo cuore, quella per cui da bambino faceva il tifo seduto sui gradoni della Bobby Moore Stand. Con gli Hammers vive una stagione 2005/2006 memorabile, culminata con il 9° posto in Premier League e una storica finale di FA Cup contro il Liverpool.
La finale di Cardiff contro i Reds passata alla storia come “La finale di Steven Gerrard” racchiude l’intera carriera di Konchesky in 120 minuti. Al 63°, un suo cross apparentemente innocuo dalla sinistra beffa Pepe Reina e si insacca in rete per il momentaneo 3-2 del West Ham. Sembra il gol del destino. Tuttavia, dopo il pareggio del Liverpool e i tempi supplementari, si va ai calci di rigore: Konchesky si fa ipnotizzare da Reina, sbagliando uno dei penalty decisivi.
Premier League, Paul Konchesky: L’impresa europea con il Fulham, l’avventura a Liverpool e il rilancio a Leicester
Archiviata l’esperienza a Upton Park, Konchesky si trasferisce al Fulham nel 2007. Sotto la guida di Roy Hodgson, diventa un perno inamovibile di una squadra miracolosa. Nel 2010, i Cottagers stupiscono l’Europa intera cavalcando fino alla finale di Europa League, persa solo ai supplementari contro l’Atletico Madrid di Forlán e Agüero. Le ottime prestazioni spingono Hodgson, nel frattempo passato sulla panchina del Liverpool, a portarlo con sé ad Anfield nell’estate del 2010. L’avventura in maglia Reds dura appena sei mesi: l’ambiente è in subbuglio, Hodgson viene esonerato a gennaio e Konchesky, finito nel mirino delle critiche della Kop, lascia il Merseyside per rimettersi in gioco.
Nel 2011 sposa il progetto del Leicester City in Championship. Konchesky diventa un leader dello spogliatoio e una guida per i più giovani, contribuendo in modo decisivo alla promozione delle Foxes in Premier League nel 2014. L’anno successivo è uno dei protagonisti della clamorosa salvezza centrata nel finale di stagione sotto la guida di Nigel Pearson. Nel estate del 2015, con l’arrivo di Claudio Ranieri, Konchesky viene ceduto in prestito al QPR. Non farà parte, sul campo, della leggendaria squadra che vincerà il titolo nel 2016, ma le fondamenta e la mentalità di quel gruppo erano state cementate anche grazie al suo contributo negli anni precedenti.
Premier League, Paul Konchesky: Il post-ritiro, dalle torte alla panchina
Dopo aver chiuso la carriera nelle serie minori Gillingham e Billericay Town, Konchesky ha dimostrato di non aver perso il legame con le sue radici East End. Per un periodo ha aperto e gestito un tipico locale londinese di pie and mash (torte salate e purè) nell’Essex, prima di tornare al calcio.
Ha intrapreso la carriera da allenatore ritornando, ancora una volta, a casa sua: il West Ham. Dopo aver fatto da assistente, ha guidato come capo allenatore la squadra femminile del West Ham (Irons) nella stagione di Women’s Super League, dimostrando la solita dedizione che lo ha contraddistinto con gli scarpini ai piedi.
Paul Konchesky non è stato un terzino da copertina o da colpi di tacco, ma un professionista esemplare che ha collezionato oltre 500 presenze nel calcio inglese. Un giocatore d’altri tempi, che ha saputo farsi amare ovunque abbia speso i suoi polmoni sulla fascia sinistra.