La Coppa del Mondo 2026 rappresenta un obiettivo concreto e carico di significato per il Galles, che si prepara a una settimana decisiva tra sogni di qualificazione e pressioni inevitabili. Al centro del progetto c’è Neco Williams, uno dei volti della nuova generazione chiamata a raccogliere l’eredità pesante lasciata da icone come Gareth Bale, Aaron Ramsey e Craig Bellamy. Un passaggio di consegne che è allo stesso tempo fonte di ispirazione e responsabilità. Il terzino del Nottingham Forest sta vivendo una delle stagioni più solide della sua carriera, sia per continuità sia per crescita personale. Parallelamente, il Galles affronta i play-off per conquistare un posto alla Coppa del Mondo 2026, con una nuova identità basata su spirito di squadra e unità.
Tra ambizioni personali, investimenti fuori dal campo e una stagione complessa a livello di club, Williams racconta il suo momento, tra maturità acquisita e voglia di guidare i più giovani verso un traguardo storico.
Coppa del Mondo 2026: Williams “Tra eredità e nuova responsabilità”
Neco Williams ha parlato alla vigilia dei play-off di giovedì sera contro la Bosnia ed Erzegovina, gara cruciale per il Galles nel percorso verso la Coppa del Mondo 2026. “Da bambini guardavamo giocatori come Gareth Bale, Aaron Ramsey e Craig Bellamy. Siamo cresciuti idolatrandoli e volevamo essere come loro. Ora che si sono ritirati, tocca alla nuova generazione. Non siamo un paese enorme e non abbiamo tantissimi giocatori, ma il nostro spirito di squadra e la nostra unità ci aiutano a superare le difficoltà. Un tempo mi consideravo un ragazzino, ma oggi sono più esperto e sento il bisogno di fare da mentore ai giovani. Siamo una famiglia. Craig Bellamy è ossessionato dal calcio e dal Galles. È esattamente quello che vuoi da un tecnico.
Arrivare a un altro mondiale significherebbe tutto. Ho avuto la fortuna di vivere quello in Qatar, ma voglio ripetere quell’esperienza e fare ancora meglio. Ho lavorato tanto fuori dal campo: personal trainer, alimentazione, recupero, anche uno psicologo. Ogni carriera ha alti e bassi e bisogna allenare anche la mente. Questa è probabilmente una delle mie stagioni più costanti. In Premier League non puoi permetterti di giocare bene una partita ogni quattro o cinque. A livello di squadra non siamo nella posizione in cui vorremmo essere. I tanti cambi di allenatore non aiutano, ma nel calcio bisogna adattarsi subito. Non c’è tempo per lamentarsi. Devi accettare le idee del nuovo allenatore e andare avanti. La scorsa stagione giocavamo una volta a settimana, ora ogni tre giorni. Questo cambia tutto: recupero, allenamenti e preparazione.”