Un nuovo Tottenham senza Daniel Levy

Dopo quasi 25 anni finisce la gestione dell’uomo che ha trasformato il club fuori dal campo, ma che non è mai riuscito a renderlo vincente davvero

Dopo quasi un quarto di secolo, Daniel Levy non è più il presidente del Tottenham. L’annuncio è arrivato giovedì 4 settembre, con un comunicato asciutto in cui si parla di “passaggio di consegne”. Ma le ricostruzioni più approfondite, dal The Athletic alla stampa britannica, spiegano che non si è trattato di un addio volontario: dietro c’è una ristrutturazione interna voluta dalla Lewis Family Trust, la proprietà del club.

Levy era diventato una figura centrale e divisiva nella storia recente del Tottenham. Da un lato, ha lasciato in eredità uno degli stadi più moderni d’Europa, un centro sportivo all’avanguardia e bilanci sempre solidi, che hanno reso gli Spurs un marchio riconosciuto a livello globale. Dall’altro, le critiche dei tifosi si sono accumulate negli anni per la mancanza di trofei, appena due in 24 anni e per la gestione considerata troppo prudente sul mercato e altalenante nella scelta degli allenatori.

BBC Sport ha messo in evidenza questo doppio volto: infrastrutture e stabilità economica, ma poca gloria sportiva. Sky Sports ha parlato esplicitamente della “fine di un’era” segnata più dalla crescita fuori dal campo che dai successi dentro al campo. In molti, tra tifosi ed ex giocatori, hanno accolto la notizia come una liberazione, un’occasione per rilanciare il club su basi diverse.

Il nuovo assetto prevede una governance più tradizionale: Vinai Venkatesham, ex Arsenal, diventa CEO con pieni poteri operativi, mentre Peter Charrington è stato nominato chairman non esecutivo. La famiglia Levy resta al comando, ma sembra intenzionata ad aprire a investitori esterni e a dare un’impronta più manageriale e meno personalistica.

La sensazione, condivisa da diversi osservatori, è che questo passaggio segni non solo la fine dell’era Levy ma anche l’inizio di un Tottenham diverso: più ambizioso sul piano sportivo e meno dipendente dalle scelte di un solo uomo. Per i tifosi, che attendono da decenni un titolo di Premier League, potrebbe essere il cambiamento più importante di tutti.

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