Una cosa la mette in chiaro da subito: su chi si permettesse di sottovalutare la Repubblica Democratica del Congo piovano tuoni, fulmini e saette. La squadra africana allenata da Sebastien Desabre prossima avversaria dell’Inghilterra nei quarti di finale ha già bloccato il Portogallo sul pareggio e ha mandato a spasso l’Uzbekistan in rimonta. Thomas Tuchel ha annotato e quindi mette in guardia da chi ritiene che la sfida con quello che un tempo si chiamava Zaire e aveva già partecipato ai Mondiali del 1974 sia una pura formalità o una passeggiata di salute. Vero è che la nazionale dei tre leoni ha alle spalle l’abbuffata di punti con Croazia e Panama cui ha fatto da linea mediana lo scipito pareggio con il Ghana. Ma ogni partita fa storia a sè e, nei sedicesimi di finale, tutto può accadere compreso lo scompaginamento delle gerarchie. Tuchel sa bene anche questo avendo visto la Germania suo loco natio sciogliersi in cenere le sue speranze di gloria contro il Paraguay e l’Olanda sbattere contro il muro del Marocco. C’è, insomma, un calcio che sta emergendo e chiede rispetto e attenzione, e quello della Repubblica Democratica del Congo si inserisce in tale novero.
Inghilterra, Tuchel prima della sfida con il Congo, il punto sulla situazione e sulla temperatura motivazionale della squadra
Thomas il teutonico assembla i pezzi, spera di ritrovare un Bellingham a temperatura di determinazione un po’ più elevata di quella vista contro Panama e di poter contare su un Kane nel suo solito potenziale di bellicosità realizzativa. Il suo imperativo, però, prima di fare i conti con la formazione di cui potrà disporre, è collettivo: “Abbiamo tutti conosciuto grandi sconfitte- dice – se vuoi vincere qualcosa di importante una strada facile non c’è, ora tutti si attendono che battiamo la Repubblica Democratica del Congo, siamo i primi ad attenderci questo da noi stessi, questo non significa che succederà, avvertiamo una certa pressione ed è giusto così. Affronteremo una copia di Ghana e Panama, sono avversari che hanno talento, sono una squadra orgogiosa, difensiva, impegnata, veloce e felice di passare al contrattacco”. Da qui alla considerazione di chi potrà essere utile alla causa perché non frenato da defezioni da infermeria il passo è breve: James deve fare i conti con noie al bicipite femorale, Quansah ha riportato una distorsione alla caviglia, Spence e Konsa sono stati messi in preallarme come abili e arruolati. Nella fascia di centrocampo Declan Rice dovrebbe ancora avere le chiavi, in fase offensiva il tecnico tedesco sfoglia la margherita ciondolando due nomi, Madueke o Saka, quest’ultimo alle prese con un fastidio al tendine d’Achille.
Inghilterra, lo psicologo al seguito e l’eventuale lotteria dei rigori
Non di solo agonismo tecnico-tattico vive l’uomo. E nemmeno il calciatore. Ecco che allora l’Inghilterra si è portata sull’aereo anche uno psicologo, non si sa mai dovesse rendersi necessaria qualche consulenza motivazionale, chi ti carica fa all’uopo. Per quanto concerne gli eventuali rigori, Tuchel ha già fatto una sua mappa mentale che però non è scolpita sulla pietra e potrebbe rendersi flessibile a seconda delle circostanze.
Inghilterra, Tuchel, questione di…scarpe
Nel suo guardaroba occupano un posto particolare. E profumano di un ricordo lontano eppur così vicino e soprattutto dolce. Thomas l’albionico trainer conserva come delle reliquie le scarpe che indossò il giorno in cui il suo Chelsea, nell’anno di grazia 2021, si aggiudicò la Champions League. “Se mai dovessi portare le scarpe – dice a mo’ di scaramanzia – non potrebbero mai arrivare prima, potrebbero arrivare solo quando si arriva in finale”. Ecco, di fronte a sè Tuchel avrà un Congo che farà di tutto per non far compiere a quelle scarpe il viaggio in terra yankee.