La giustizia elvetica ha fatto il suo corso su un capitolo extra-campo che ha a lungo tenuto banco nell’opinione pubblica e nel mondo del calcio internazionale. Granit Xhaka, centrocampista e storico punto di riferimento della nazionale svizzera, è stato ufficialmente condannato dalla Procura di Lucerna in merito alla vicenda legata all’ottenimento fraudolento di un certificato di vaccinazione durante il periodo della pandemia da Covid-19. Una sentenza che chiude formalmente il procedimento penale, ma che riaccende i riflettori su una delle pagine più delicate vissute dal calciatore fuori dal rettangolo verde.
Granit Xhaka, dettagli della Sentenza e la pena inflitta
Il verdetto emesso dalle autorità giudiziarie di Lucerna prevede una pena pecuniaria calcolata su base giornaliera: cinquant’aliquote da 3.000 franchi svizzeri ciascuna, per un totale complessivo che ammonta a 150.000 franchi (circa 160.000 euro). La sanzione è stata tuttavia condonata con la formula della pena sospesa (libertà vigilata) con un periodo di prova fissato a due anni. Questo significa che il giocatore non dovrà effettivamente versare la cifra a meno che non commetta un nuovo reato nel corso del biennio stabilito dai giudici.
La vicenda era emersa con forza sui media elvetici settimane prima, in particolare a seguito delle inchieste giornalistiche condotte dal quotidiano Blick, che avevano portato all’apertura formale del fascicolo d’indagine su un professionista sanitario locale sospettato di aver distribuito falsi certificati nella regione. Di fronte agli accertamenti della magistratura, lo stesso Xhaka ha scelto una linea di totale trasparenza e collaborazione con gli inquirenti, fornendo dichiarazioni esaustive per chiarire la propria posizione.
L’ammissione di Granit Xhaka
Il centrocampista ha scelto il proprio profilo ufficiale Instagram per rompere il silenzio e comunicare direttamente ai tifosi e agli appassionati l’esito del procedimento legale. Con un messaggio misurato ma diretto, il capitano della selezione rossocrociata ha ammesso le proprie responsabilità senza cercare alibi: “Qualche tempo fa avevo promesso che mi sarei assunto la piena responsabilità delle mie decisioni. Oggi confermo quell’impegno. Accetto la sentenza del tribunale e rispetto il verdetto”.
Parole che testimoniano la volontà di voltare pagina, mettendo un punto definitivo a una situazione che ha inevitabilmente condizionato anche il suo percorso recente con la maglia della nazionale, costringendolo a saltare diversi impegni ufficiali e a gestire un’intensa pressione mediatica. La risoluzione giudiziaria rappresenta ora uno spartiacque fondamentale per l’attuale centrocampista del Sunderland. Liberato dal peso dell’inchiesta penale pendente, Xhaka può concentrarsi esclusivamente sul campo e sulle sue ambizioni sportive a livello di club e di rappresentativa nazionale.
Durante i mesi più caldi del procedimento, il commissario tecnico della Svizzera, Murat Yakin, e i vertici della Federcalcio elvetica avevano mantenuto una linea di dialogo aperta, sottolineando l’importanza capitale del giocatore all’interno dello spogliatoio e auspicandone una rapida normalizzazione della posizione legale. Con la chiusura del caso e l’assunzione pubblica di colpa, la vicenda giudiziaria si avvia verso la completa archiviazione mediatica, permettendo al centrocampista di ritrovare quella serenità indispensabile per guidare i compagni verso i prossimi traguardi agonistici.
