L’Arsenal passa al City Ground con l’ennesima prestazione orrorifica dal punto di vista del gioco. La notizia non c’è ed è ormai più di un anno che in quel del nord di Londra le cose vanno così, e non potrebbero essere più felici che così continuino. Con in bacheca infatti già il titolo 25/26 e il secondo posto parziale a tre punti dal City (siamo a Ottobre) è evidente che ormai il “sistema” Arteta funzioni a dispetto di puristi e giochisti di tutto il mondo, se ci mettiamo anche la medaglia d’argento nella Champions dello scorso anno e le prime prestazioni in quella di quest’anno che li vedono marciare spediti nella League Phase. Sia chiaro, nulla di casuale c’è nei risultati ottenuti sul campo dai Gunners, ma certamente da un figlio del guardiolismo era lecito aspettarsi un po’ di possesso e spettacolo in più, considerazione che però vale solo come lode per il tecnico basco. Dopo i primi anni di magre soddisfazioni infatti, l’allenatore di San Sebastian è riuscito a costruire una rosa solida specialmente in difesa (Gabriel e Raya su tutti) e soprattutto ha saputo adattarsi alle caratteristiche dei suoi uomini a livello tattico, col suo 4-3-3 con pochi fronzoli e poca fluidità negli interpreti, diversamente da quanto accadeva con lui primo assistente e ancora oggi accade senza di lui a Manchester sponda City. Se a decidere il match è persino il fumoso Madueke poi, il merito è massimo.
E’ proprio dei migliori infatti valorizzare all’estremo anche gli elementi solitamente meno decisivi, “spremendo” al cento per cento la rosa e facendo sentire tutti importanti con le giuste rotazioni. Il Forest attacca fino alla fine, ma il muro dell’Arsenal non crolla. Vengono in mente le parole della leggenda Frank Lampard nel bellissimo documentario di Netflix su Mourinho rilasciato quest’estate: l’attuale allenatore del Coventry racconta come alla prima stagione al Chelsea delloSpecial One i Blues fossero soliti vincere spesso 1-0, incassando pochissimi gol nel computo annuo totale. La risata del campione inglese quando ricorda di come giornali e avversari si lamentassero che i ragazzi di Mou “parcheggiassero il bus” a ogni partita è emblematica. “We didn’t care” dice giustamente Frankie, e i fatti gli daranno ragione col trofeo della Premier fra le loro braccia a fine anno con un considerevole distacco sulle altre. Semplice, no?
Manchester City rullo compressore
Davanti continuano a correre i Cityzens. A dispetto del punteggio finale infatti, la vittoria casalinga sull’Ipswich è netta. Niente di sorprendente sul singolo match, per carità, ma gli uomini sempre più di Maresca inanellano la settima vittoria su sette partite di Premier, similmente a quanto sta facendo in Liga il Barça di Hansi Flick. Non troppo ridimensionati nel gioco ma sicuramente un po’ nell’animo e nel punteggio dalla sfida di Champions di mercoledì col PSG all’Etihad, i Blue Moon reagiscono con una prestazione autorevole, con da registrare giustappunto solo qualche meccanismo difensivo. Dopo infatti quella che si può considerare come la più lieta novella della giornata per gli Sky Blues, quel gol di Phil Foden che mancava da quasi un anno e che Maresca aveva predetto in sala stampa prima della partita, il City si fa infilare dal perfetto contropiede di Daizen Maeda, che brucia Guehi e deposita alle spalle di Donnarumma. Non si fa attendere però la reazione, materializzatasi una decina di minuti dopo con la grande giocata sulla destra di Mateo Kovacic, che mette in mezzo un pallone con scritto “spingimi” a Haaland. Il mega-bomber norvegese si ripete nel secondo tempo realizzando la solita doppietta da “giornata in ufficio”, mentre solo a tempo scaduto arriva l’inutile rete dal dischetto di Flemming che serve solo a rendere meno amaro il passivo per il Town.
Il Liverpool trova la vittoria
Il Liverpool ritrova Isak e, non casualmente, torna alla vittoria. Con una stagione di ritardo, infatti, sta diventando imprescindibile l’apporto del centravanti svedese, che torna dall’infortunio e decide la sfida col Brentford. Sul difficile terreno del Gtech Community Stadium i Reds si prendono tre punti importantissimi, aiutati dalla severa espulsione al VAR di Yarmoliuk, ma convincenti nella rimonta dopo la zuccata iniziale di Lewis-Potter. La nota più felice a parte la conferma di un inizio di stagione eccellente per il già citato Isak sta nella bellissima rete del giovane spagnolo Munoz, che inizia sempre più a far intravedere tutto il suo potenziale. Unica negatività complessiva, oltre alla prestazione ancora una volta poco incisiva di Florian Wirtz, la mancanza di freddezza sotto porta di Barcola che anche sabato manca un facile appuntamento col gol, non una novità al netto dello straordinario talento del francese, su cui Iraola dovrà lavorare.
Un Chelsea convincente
Prestazione autorevole anche del Chelsea, che con ancor maggiore sicurezza porta via il bottino pieno fuori casa con l’Everton. La squadra di Xabi Alonso si scatena nel secondo tempo con la doppietta del suo giocatore chiave Pedro Neto, che apre e chiude la frazione decisiva con due “operazioni chirurgiche” col suo sinistro magico che si vanno a infilare agli angolini bassi prima alla sinistra e poi alla destra di un incolpevole Pickford. Unica nota negativa il terribile infortunio al Dibu Martinez dopo lo scontro con Branthwaite, per fortuna fuori pericolo dal punto di vista medico, ma che rappresenta un grosso punto di domanda per quanto riguarda i tempi di recupero.
La nuova crisi del Manchester United è ufficialmente cominciata
Chiudiamo con il solito disastrato Manchester United, che pareggia con l’altro United a Leeds nel Derby delle Rose. Proprio non riesce a vincere la squadra di Carrick, che anche domenica si fa raggiungere dal bomber Calvert-Lewin dopo il vantaggio del sempre positivo Mbeumo. Nonostante il buon inserimento di ottimi elementi come Tielemans, le perplessità rimangono forti sia sulla titolarità di giocatori a mio parere non all’altezza come Lammens, Maguire e Dalot, sia più in generale sulla gestione del manager. La squadra in campo appare spaesata e poco concreta, incapace di chiudere la partita o di chiudersi con ordine in difesa per portare a casa l’intera posta in palio. Nonostante sia una situazione che incredibilmente va avanti da ormai quasi 15 anni per i Red Devils, occorre operare un cambio di rotta al più presto: non siamo neanche a Novembre e la zona retrocessione è più vicina della zona europea.