Va in scena ad Anfield il primo vero big match della stagione, con gli uomini di Iraola opposti ai nuovi Cityzens di Guardiol…ehm no scusate di Maresca (la somiglianza, per ora limitata all’estetica, è incredibile considerando anche la coincidenza che sia stato proprio lui il suo erede designato dopo tutti questi anni). A leggere lo score finale si immagina un dominio del City, che in effetti c’è stato ma solo dall’ora in poi, minuto della sciagurata quanto fiscale espulsione di Gravenberch. Dopo il noioso equilibrio dei primi 60 minuti però, complice sicuramente la superiorità numerica, ma probabilmente anche di rosa e automatismi ancora nelle gambe dei giocatori cresciuti col sistema Pep, gli Sky Blues si scatenano letteralmente, con tre gol che fanno paura perché di tre pregevoli fatture diverse. Apre la potenza di Haaland, che torna a timbrare il cartellino anche contro le grandi e per giunta fuori casa, scaricando tutta la sua rabbia agonistica e fame di gol nel suo mancino che si infila sotto le braccia di Alisson. Segue il meraviglioso destro sotto al sette di Doku, che incastra sotto l’incrocio un tiro a giro semplicemente perfetto, ad effetto come il miglior Del Piero ma al tempo stesso potente come il miglior Steve Gerrard (sacrilegio nella tana dei Reds).
Chiude un’azione splendida che più che al pallone sembra appartenere alla danza classica: aperta dal filtrante di Anderson, cesellata dal velo di Cherki, rifinita dall’assist di Gvardiol e conclusa ancora dalla classe del francese di origine algerina, che sdraia Alisson e deposita a porta sguarnita. “All of your stars are fading away”, aveva scritto in un due aste la Kop citando ironicamente le lyrics di un Noel Gallagher presente nel settore ospiti, in mezzo alle banane gonfiabili portate dai supporters Blue Moon per ironizzare sulla sentenza sulle violazioni finanziarie. Se restiamo al campo, però, almeno al momento non sembra proprio. Nonostante la scoppola nel Community Shield con l’Arsenal, probabilmente unica vera rivale per il titolo anche se va detto che il Liverpool questo weekend scendeva in campo coi ragazzini soprattutto davanti per via delle contemporanee assenze di Isaak, Gakpo, Szoboszlai e Ekitike, il City sembra ancora conservare i dettami tattici di Guardiola a livello di qualità nel possesso e fluidità degli interpreti, che sono ancora di altissima qualità. Di top infatti ce ne sono ancora tanti, Donnarumma e Haaland su tutti, senza contare l’inserimento stellare di Enzo Fernandez e la crescita di Cherki e O’Reilly, oltre che di chi possiamo considerare ormai consolidato come Doku e Semenyo soprattutto.
L’Arsenal rischia ma vince. Come al solito
I campioni in carica dei Gunners invece proseguono sulla falsa riga dello scorso campionato. Dopo il tonfo di Brighton si riprendono giocando male ma vincendo in casa con l’ottimo Leeds di Farke. Nessuna novità dall’anno scorso dunque, dato che sono già riusciti ad alzare il trofeo della Premier vincendo spesso in rimonta e di una sola lunghezza esattamente come sabato. Unica differenza che non abbiamo ancora rivisto rispetto alla passata stagione è l’assenza per ora dei classici gol su schema “di confusione” da calcio d’angolo, sempre provati ma non ancora efficaci, forse anche per via di una maggiore attenzione alle cariche sui portieri da parte degli arbitri.
Copione già visto quindi quello dell’Emirates, in cui i Whites vanno in vantaggio con Justin, subiscono il pareggio di un ottimo Calafiori, che fa il pari col gol di Bologna con gli Azzurri in Nations League, e capitolano con la rete di Bruno Guimaraes, partito dalla panchina nelle rotazioni pre-Champions di Arteta. Un andazzo del genere sembrerebbe non poter durare per l’Arsenal, ma ribadiamo abbiano già vinto così l’anno scorso, e che l’impressione sia quindi che se la giocheranno fino alla fine col City.
Man United – Spurs: al momento uno scontro fra “poveri”
Più in giù in classifica (e non è un caso) arriva lo scontro fra United e Tottenham a Old Trafford. Due squadre che da tempo lasciano perplessi per costruzione della rosa e gioco espresso, e che sembrano continuare su questi binari morti. Meglio sicuramente i Red Devils, che però continuano incredibilmente a non saper capitalizzare neanche in casa e sopra di un uomo (rosso in una rissa da bar per Bentancur), con alla guida un Carrick che inizia a mostrare tutti i suoi limiti in termini di gestione. Inaccettabile infatti il gol preso al 92esimo in superiorità numerica, con una pessima e passiva marcatura sul cross di Tonali e in area su Solanke, che deposita in rete in modo quasi casuale.
Evidenti sono sicuramente i limiti nel roster soprattutto in porta (impresentabile Lammens), ma anche nelle scelte dell’ex centrocampista dell’era Ferguson, il quale per esempio relega spesso in panchina l’ottimo Sesko, sabato comunque assente per infortunio. Non va meglio agli Spurs di De Zerbi che, al netto di aspettative più basse, al momento brancolano nel buio. Oltre ai risultati non si vede infatti per ora il bel gioco che l’allenatore italiano aveva espresso soprattutto a Brighton e a Sassuolo, colpa anche probabilmente di una squadra mal assemblata, col debole alibi di qualche assenza importante.
Un Chelsea convincente, ma è presto per dirlo
Chiudiamo con l’ottima prova del Chelsea di Xabi Alonso, che strapazza in casa il Bournemouth con 5 gol. Apre e chiude chi meno ti aspetti: l’esordiente Jordan Henderson che mancava a marcature di tale livello forse addirittura da prima dei tempi del Liverpool, con un destro di prima intenzione praticamente alla prima palla toccata agli albori del match e una punizione chirurgica sopra la barriera delle Cherries. In mezzo l’altra più prevedibile doppietta della migliore punta dei Blues Joao Pedro, e la ormai solita marcatura (seppur stavolta sporca) di Morgan Rogers, una delle migliori conferme di questo inizio stagione, che si configura quindi come uno dei migliori acquisti estivi di tutta la Premier. Grazie anche alla sua rosa sconfinata il Chelsea può sicuramente ambire a piani molto alti, ma aspettiamo gli uomini di Alonso alla prova della continuità temporale, oltre che di avversari ben più sfidanti.