
La Non Legae si evolve, aumenta il numero di spettatori stagione dopo stagione e deve adattarsi anche al periodo storico nel quale viviamo. Così il giornalista specializzato Mark Harris, dalle colonne del “The Non League Paper analizza la nuova normativa anti-terrorismo e l’impatto che può avere sul calcio dilettantistico Inglese. Si tratta nell specifico dellaa Martyn’s Law, ed in prima istanza sembra che si tratti principalmente di norme anti-terrorismo, piani di emergenza e procedure di sicurezza. Tuttavia, il suo impatto sul calcio di periferia potrebbe rivelarsi di portata molto più ampia.
Il Terrorism (Protection of Premises) Act 2026 introdurrà nuove responsabilità per i locali accessibili al pubblico, inclusi gli impianti sportivi. In linea generale, le strutture in cui ci si attende la presenza contemporanea di un numero di persone compreso tra 200 e 799 rientreranno nel livello base (Standard Tier). A quota 800 o più presenze, invece, scatterà il livello avanzato (Enhanced Tier).
Un aspetto fondamentale della legge riguarda il calcolo delle presenze, basato sulle persone totali presenti sul sito e non solo sui tifosi paganti. Una società con una media di 130 spettatori paganti ai tornelli potrebbe rientrare nei parametri considerando squadre, staff tecnico, arbitri, dirigenti, volontari, steward, personale del bar, media e ospiti. A questo si aggiungono i picchi prevedibili legati a derby locali, play-off o partite decisive per la promozione. Ecco perché la Martyn’s Law potrebbe riguardare un numero di club molto più elevato di quanto suggeriscano le sole tabelle dei biglietti venduti.
Sicurezza contro esperienza degli spettatori
A prima vista, un rafforzamento della sicurezza potrebbe sembrare un elemento sgradito: ingressi più controllati, maggiore segnaletica, monitoraggio costante, modifiche alla viabilità attorno agli stadi, informazioni più dettagliate sui biglietti e procedure differenti di entrata ed uscita.
Questo, però, non significa necessariamente code più lunghe o perquisizioni in stile Premier League. Per i club dello Standard Tier, l’attenzione sarà rivolta soprattutto all’adozione di procedure adeguate. Gli impianti dello Enhanced Tier dovranno soddisfare requisiti aggiuntivi, ma mantenendo sempre il principio della proporzionalità e della fattibilità pratica.
La vera sfida per le società sarà migliorare la sicurezza senza distruggere quell’atmosfera informale che i tifosi amano. Se gestita male, la Martyn’s Law rischia di rendere gli stadi freddi e burocratici; se applicata con criterio, al contrario, farà sentire il pubblico accolto e protetto. Un tifoso che accede rapidamente, trova indicazioni chiare, incontra steward preparati ed è certo che le intemperanze verranno gestite con fermezza valuterà positivamente la propria giornata allo stadio.
Un’opportunità inaspettata contro il malcostume
La Martyn’s Law potrebbe rivelarsi anche un catalizzatore per affrontare un altro problema in crescita: i comportamenti scorretti e gli incivili dentro e attorno ai campi di Non-League.
Sebbene sicurezza anti-terrorismo e contrasto agli abusi, ai fumogeni o alle intimidazioni siano ambiti distinti, le soluzioni pratiche spesso coincidono. Sapere chi c’è nell’impianto, garantire una migliore presenza di steward formati, definire chiare catene di responsabilità, migliorare i report degli incidenti e l’uso della videosorveglianza sono strumenti utili in entrambi i casi.
Le analisi precedenti sui comportamenti scorretti nella Non-League hanno evidenziato proprio questa fragilità: molti club consentono l’accesso a un gran numero di spettatori anonimi (con pagamenti in contanti o contactless). Un sistema che funziona fino a quando qualcuno non lancia un fumogeno, insulta un dirigente o minaccia un altro tifoso, senza che si riesca a risalire all’identità del colpevole. La nuova legge potrebbe quindi spingere i club a considerare la gestione degli spettatori come un tema unico ed integrato.
Cosa possono fare concretamente i club?
La risposta più efficace potrebbe sembrare l’acquisto di tecnologia costosa: abbonamenti digitali, tornelli elettronici, sistemi di videosorveglianza avanzati o forme di registrazione obbligatoria dei tifosi. Tuttavia, esiste il rischio di creare una cultura di sorveglianza e di scontentare i sostenitori abituali, minando la spontaneità tipica del calcio dilettantistico.
La bellezza della Non-League sta nella possibilità di decidere alle 14:45 di andare allo stadio, pagare il biglietto ed entrare senza app o controlli d’identità. Questa accessibilità è un valore prezioso per famiglie, tifose e tifosi di ogni estrazione. La sfida non è scegliere tra libertà e controllo, ma trovare il giusto equilibrio senza compromettere l’esperienza globale.
Non comprare subito: prima comprendi
Il consiglio che Harris rivolge agli addeti ai lavori è quello di evitare acquisti, e quindi fare investimenti, affrettati di telecamere, software o apparati radio di ultima generazione. Prima di investire risorse, è necessario analizzare la realtà del proprio club: comprendere i flussi di afflusso e deflusso, tracciare le porte d’accesso, rivedere le procedure d’emergenza esistenti ed identificare chi si occupa attualmente della sicurezza.
Inoltre, occorre analizzare lo storico degli incidenti avvenuti in passato per capire come sono stati gestiti e come migliorare la risposta complessiva.
Proteggere l’esperienza, non solo i locali
La Martyn’s Law comporta nuove responsabilità per i volontari, nuove procedure e corsi di formazione. Per i tifosi, tuttavia, l’impatto dovrebbe tradursi semplicemente in un ambiente più sicuro, senza trasformare gli stadi di periferia in fortezze da Premier League.
L’obiettivo deve essere quello di valorizzare ciò che rende unico il calcio di Non-League: accessibilità, senso di comunità, costi contenuti e vicinanza al campo. Considerare la nuova normativa come un’occasione per analizzare e migliorare il funzionamento quotidiano del proprio impianto rappresenta, in fin dei conti, un chiaro esempio di buona gestione societaria.
