
Da quando la stagione delle Non League ha preso il via si parla molto non solo di questioni di campo, ma anche di norme e regolamenti, soprattutto per quanto riguarda l0impiantistica sportiva ed il dibattito si è infiammato soprattutto sulla cosìdetta “Stadium Accreditation” meglio nota con il termine informale di Ground Grading.
Per i sostenitori del sistema, si tratta di una garanzia fondamentale per migliorare le strutture, promuovere un contesto competitivo equo e guidare i club in un percorso di crescita sostenibile lungo il National League System (NLS) e, da pochi anni anche sull’asse della pyramid del calcio femminile. Per i detrattori, al contrario, rappresenta un ostacolo burocratico ed economicamente sproporzionato, capace di punire i successi ottenuti sul campo e di creare anomalie paradossali. Ma come funziona davvero questo meccanismo e quali sono le sue implicazioni? Abbiamo provato a tracciare il percorso prendendo spunto da un bell’articolo uscito sull’ultimo numero di “The Non League Paper”, un settimanale che è un “must” per chi ama il calcio dal sesto livello in giù.
Perchè esiste la Stadium Accreditation e come funziona
Il principio alla base dell’accreditamento è semplice e razionale: tutte le squadre che competono nel medesimo livello d’élite o dilettantistico devono garantire standard minimi uniformi. Tali requisiti non riguardano unicamente la capienza complessiva dello stadio, ma coprono aspetti cruciali quali la sicurezza degli spettatori e accessibilità per persone con disabilità; gli impianti di illuminazione; le strutture di contenimento, recinzioni, tornelli d’ingresso e vie di fuga e ultimo, ma nonper importanza, gli spogliatoi moderni e adeguati per atleti, staff medici e ufficiali di gara.
A sostenere questo imponente sforzo economico vi è la Premier League che, attraverso il Premier League Stadium Fund (PLSF), ha iniettato milioni di sterline nella Non-League, consentendo anche alle società dei livelli dal Step 1 al Step 6 di ammodernare impianti altrimenti insostenibili per le finanze locali.
La svolta del 2023: la nascita di Stadium Power
Fino al 2023, la valutazione delle strutture era fortemente frammentata: le categorie superiori (Step 1-4) venivano ispezionate dalle rispettive Leghe nazionali, mentre i livelli inferiori (Step 5-6) erano gestiti dalle County FAs (le federazioni di contea, se vogliamo fare un paragone terra terra, l’equivalente dei comitati regionali in Italia). Questo creava forti disparità fra zona e zone, con valutazioni severe in alcune e molto permissive in altre.
La svolta è arrivata con l’introduzione della piattaforma informatica centrale Stadium Power, il rebranding ufficiale in Stadium Accreditation e l’esternalizzazione delle ispezioni ai Technical Manager del PLSF. La Football Association, tramite il proprio Stadium Accreditation Committee (SAC), ha mantenuto la responsabilità di definire i criteri normativi. Questo nuovo approccio ha permesso di legare in modo diretto la pianificazione delle opere edili con l’effettiva disponibilità dei finanziamenti a fondo perduto.
Il nodo del salto di categoria: criteri troppo severi?
Nel calcio maschile, il divario infrastrutturale più critico si registra nel passaggio dallo Step 5 allo Step 4 (nono e ottavo livello complessivo della pyramid). Per una società a gestione comunitaria con una media di tifosi inferiore ai 300 spettatori, l’obbligo di installare ampie coperture per le tribune, camminamenti in cemento (hard standing), recinzioni rigide e tornelli automatizzati comporta investimenti ingenti.
Spesso il successo sul campo corre più veloce della burocrazia. Un presidente prudente tende a non richiedere i permessi edilizi alle autorità locali finché non ha la certezza matematica della promozione. Tuttavia, con i tempi della burocrazia amministrativa britannica, questa cautela si rivela spesso una trappola: quando il campionato è vinto, è ormai troppo tardi per completare i lavori nei tempi stabiliti.
La scadenza del 31 marzo e la minaccia di retrocessione
Il 31 marzo è la data limite del calendario federale. Entro questo termine, i club promossi la stagione precedente devono dimostrare di aver completato le opere necessarie per rimanere nella categoria superiore (avendo a disposizione un anno di grazia dalla promozione).
Se da un lato la minaccia della retrocessione forzata d’ufficio appare draconiana, dall’altro ha responsabilizzato la dirigenza delle società: dal 2022 a oggi, gli episodi di club che spendono tutto il budget sul monte ingaggi dei calciatori trascurando lo stadio sono drasticamente diminuiti.
Laddove si verifichino ritardi incontrollabili (es. lentezze del comune nel rilasciare i permessi edilizi, problemi con le imprese appaltatrici o maltempo), il SAC della FA dimostra solitamente un approccio pragmatico e concede proroghe, a patto che la buona fede e l’avanzamento dei lavori siano documentati.
Gli effetti collaterali del sistema
Nonostante la trasparenza della norma, non mancano le anomalie quali il sovradimensionamento: Un club con 150 spettatori medi può essere costretto a costruire infrastrutture sovradimensionate rispetto alle sue reali esigenze ambientali; rinuncia al merito sportivo: Alcune dirigenze rifiutano la promozione per non prosciugare le riserve finanziarie del club in opere edili; spostamento delle risorse: I budget destinati al settore giovanile o alla comunità vengono talvolta dirottati sui lavori strutturali allo stadio; vantaggio per le proprietà facoltose: Il sistema finisce per avvantaggiare i club sostenuti da mecenati abbienti o con disponibilità di terreni.
L’ipotesi di un modello a due livelli (Two-Tired approach)
Per rendere la regolamentazione più flessibile, diversi esperti di settore (tra cui Mark Harris, ex presidente della Northern Premier League) propongono un sistema a due livelli: requisiti Fissi: Standard inderogabili su sicurezza, accessibilità disabili, spogliatoi e presidi medici (identici per qualsiasi categoria); requisiti Variabili: Capienza delle tribune coperte, numero di bagni e tornelli calcolati in base all’affluenza media reale di pubblico, prevedendo l’impiego di strutture temporanee solo per i big match ad altissimo richiamo.
Un sistema rigoroso di Stadium Accreditation è essenziale per proteggere la credibilità e la sicurezza dell’intera piramide del calcio inglese. L’impianto normativo attuale funziona, ma per il futuro occorrerà affinare le tempistiche (ad esempio programmando le visite ispettive entro il mese di luglio) e calibrare le richieste edili all’effettivo bacino d’utenza dei club. L’obiettivo non deve mai essere quello di punire i club gestiti da volontari, ma di accompagnarli verso una crescita solida e duratura.

