La Premier League ha compiuto un passo decisivo verso un modello economico più sostenibile. Nel corso dell’ultima assemblea, le società hanno votato a favore dell’introduzione dello Squad Cost Ratio (SCR), un sistema che dal 2026/27 sostituirà l’attuale normativa del Profit & Sustainability Rules (PSR). L’obiettivo è quello di controllare in modo più equilibrato la spesa complessiva in stipendi, trasferimenti e compensi agli agenti, allineandosi ai principi finanziari già adottati dalla UEFA.
Allo stesso tempo, però, i club hanno respinto la proposta di introdurre un salary cap, cioè un tetto massimo agli stipendi dei giocatori, ritenendo che una misura così rigida potesse danneggiare la competitività internazionale dei club inglesi.
Il dibattito sulla sostenibilità economica sta diventando sempre più centrale nel calcio europeo, e la Premier League è chiamata a trovare un equilibrio tra potere economico e regolamentazione. Vediamo nel dettaglio cosa prevede il nuovo modello.
Premier League, cosa prevede lo Squad Cost Ratio: la nuova base del fair play finanziario inglese
Il cuore della riforma è lo Squad Cost Ratio, una regola che stabilisce che un club non può spendere più di una determinata percentuale dei propri ricavi per sostenere i costi della rosa. Questi includono:
- stipendi dei giocatori e dello staff tecnico,
- ammortamenti dei cartellini,
- commissioni agli agenti.
Il tetto percentuale varierà in base alle fasce di ricavi del club, con le società che partecipano alle competizioni UEFA soggette a un limite del 70%, secondo gli standard europei. La Premier League potrebbe invece adottare un limite leggermente superiore per i club che non partecipano alle coppe, al fine di evitare un impatto troppo pesante sulle società medio-piccole.
Il passaggio dall’attuale PSR al nuovo SCR mira a:
- rendere il sistema più semplice da applicare,
- prevenire deficit eccessivi,
- evitare situazioni come quelle recenti che hanno portato a penalizzazioni per diversi club (Everton e Nottingham Forest in particolare).
Il nuovo modello, inoltre, riduce la possibilità di “spalmare” perdite e investimenti su periodi lunghi, rendendo più difficile gonfiare artificiosamente i bilanci.
Premier League, perché è stato bocciato il salary cap: timori per la competitività
Parallelamente all’approvazione dello SCR, i club si sono espressi contro una proposta che avrebbe introdotto un tetto salariale rigido, simile a quello presente in alcune leghe statunitensi. L’idea, ancora in fase embrionale, prevedeva un limite massimo alla somma complessiva degli stipendi rispetto al club con la più alta spesa in Premier League.
Molte società, soprattutto quelle di fascia alta, hanno considerato questa scelta come un rischio per la competitività internazionale: i top club inglesi temono di essere meno attrattivi rispetto ai giganti europei che non avrebbero gli stessi limiti, mentre i club medio-piccoli vedono comunque lo SCR come una garanzia sufficiente per evitare squilibri finanziari. In sostanza introdurre un tetto salariale potrebbe presentare problematiche legali e vincoli enormi nei negoziati con giocatori e agenti.
Questa decisione mostra come la Premier League preferisca un sistema flessibile, basato sui ricavi reali, piuttosto che un modello rigido che potrebbe limitare le ambizioni sportive.