C’è un po’ di Little Italy, a volte, anche nella Premier League. Non per la presenza degli italiani in campo o sulle panchine, ma per quella particolare capacità di trasformare una partita di calcio in un processo al termine del quale la domanda è sempre la stessa: era rigore? Era fallo? E soprattutto, doveva intervenire il VAR?
Ieri è successo a Nottingham, al City Ground, durante Nottingham Forest-Tottenham, finita 0-0. Una partita che probabilmente sarebbe scivolata via senza lasciare grandi tracce se non fosse stato per un episodio destinato invece a far discutere a lungo.
Il gol che fa esplodere il City Ground
È il 67’ quando il Nottingham Forest sembra finalmente aver trovato il modo di spezzare l’equilibrio.
Un tiro di Morgan Gibbs-White, deviato, mette in difficoltà la difesa del Tottenham. Il pallone arriva verso la porta e Sandro Tonali, nel tentativo disperato di evitare il gol, prova a intervenire sulla linea.
Il centrocampista italiano non riesce però a liberare l’area. Sulla palla arriva Neco Williams, che si getta in avanti e la spinge oltre la linea. Il City Ground esplode. È il gol dell’1-0. Solo che il gol dura il tempo necessario al VAR per accendere il suo occhio elettronico. Peter Bankes, dalla sala VAR, richiama l’attenzione dell’arbitro Craig Pawson. Il sospetto è un tocco di mano di Williams immediatamente prima che il pallone finisca in rete. Pawson va al monitor. E annulla.
Il punto è proprio quello: si vede?
La decisione ufficiale è semplice: il pallone ha toccato la mano di Williams prima del gol e, trattandosi del giocatore che segna, la rete non può essere convalidata. Il problema, però, non è soltanto la regola. Il problema è quanto fosse evidente quel tocco. Williams sostiene di aver colpito il pallone di testa, facendolo passare tra le proprie braccia. Il difensore del Forest è stato durissimo dopo la partita: secondo lui, fermando l’immagine nel momento esatto dell’impatto, può sembrare che il pallone tocchi il braccio. Ma, guardando l’azione nel suo sviluppo, sostiene che il contatto non ci sia.
Ed è qui che la discussione diventa molto più interessante. Perché il VAR non dovrebbe essere chiamato a sostituirsi all’arbitro ogni volta che esiste un dubbio. Il suo intervento dovrebbe servire a correggere un errore chiaro ed evidente. E secondo Oliver Glasner, tecnico del Forest, ieri non c’era nulla di chiaro ed evidente.
«Il VAR ha indovinato»
Glasner ha utilizzato un’espressione molto forte: il VAR, a suo giudizio, avrebbe praticamente “indovinato” il tocco di mano. Il tecnico austriaco ha spiegato di aver rivisto diverse immagini e di aver trovato soltanto una possibile indicazione del contatto. In una delle angolazioni la maglia di Williams sembra muoversi proprio nel momento dell’impatto, ma resta il dubbio su cosa abbia provocato quel movimento. Il pallone? Il corpo di Tonali? Il movimento dello stesso Williams? Oppure effettivamente il braccio?
È proprio questa zona grigia ad alimentare la polemica. Per Glasner, se servono quattro, cinque o sei angolazioni per arrivare alla conclusione che “probabilmente” il pallone abbia toccato il braccio, allora il VAR dovrebbe fare un passo indietro e lasciare valida la decisione presa sul campo.
Una posizione che riporta al centro uno dei problemi più discussi da quando esiste la tecnologia: il VAR deve cercare la certezza oppure correggere soltanto gli errori evidenti?
Tottenham salvo, Forest furioso
La decisione ha un peso enorme perché la partita finisce 0-0. Per il Tottenham di Roberto De Zerbi è il primo punto della stagione, dopo due sconfitte nelle prime due giornate. Ma soprattutto gli Spurs evitano una terza sconfitta consecutiva e, soprattutto, continuano a non prendere gol. Per il Forest, invece, rimane la sensazione di aver perso due punti. E rimane anche un’altra domanda: se Pawson avesse lasciato correre, il VAR avrebbe avuto abbastanza elementi per intervenire?
È questo il vero cuore della polemica. Non tanto stabilire se il tocco di mano ci sia stato — perché, se c’è stato, il regolamento è molto chiaro — quanto capire se le immagini fossero sufficientemente inequivocabili da permettere al VAR di modificare una decisione presa sul terreno di gioco.
La solita Little Italy
E allora sì, chiamiamola pure Little Italy. Perché anche in Inghilterra, dove il calcio vorrebbe affidarsi alla tecnologia per eliminare le discussioni, alla fine siamo sempre lì: un’immagine congelata, un fotogramma, una maglia che si muove, un pallone che forse tocca un braccio e un arbitro davanti a un monitor. E appena arriva la decisione, ricomincia tutto. “Si vede.” “Non si vede.” “Il VAR doveva intervenire.” “Il VAR non doveva intervenire.”
A Nottingham ieri non si è discusso soltanto di un gol annullato. Si è discusso ancora una volta di quanto debba essere alto il confine oltre il quale la tecnologia può correggere l’uomo. E forse è proprio questo il paradosso del VAR: è nato per eliminare gli errori evidenti, ma continua spesso a trasformare quelli più difficili da vedere nei più grandi dibattiti del calcio.