
Nelle stanze dei bottoni di Old Trafford si sta spingendo l’ingegno commerciale verso confini finora inesplorati. Per la prima volta dopo ben quattordici anni, il manto erboso del leggendario Teatro dei Sogni è stato completamente scavato e riportato alle fondamenta. Ma anziché smaltire le vecchie zolle, i dirigenti dei Red Devils hanno pensato bene di trasformarle in moneta sonante: spezzoni di campo da 7×7 cm sono stati racchiusi all’interno di raffinati cubi di vetro con custodia nera e messi in vendita alla modica cifra di 125 sterline ciascuno. Presentati sul sito ufficiale come un “ricordo inestimabile delle partite iconiche”, i primissimi pezzi del lotto sono andati esauriti nel giro di pochissime ore.
Ricavi record ma un debito che supera il miliardo
L’iniziativa commerciale sarebbe potuta sembrare una curiosa trovata per collezionisti, se non fosse stata comunicata esattamente nello stesso giorno in cui il club ha reso noti i bilanci per l’anno fiscale 2025-26, rivelando uno scenario finanziario da capogiro. Nonostante un fatturato record di 677,6 milioni di sterline e un utile operativo di 22,6 milioni, il bilancio del Manchester United si è chiuso con una perdita ante imposte di 43 milioni di sterline. Un debito complessivo che continua a superare la spaventosa soglia del miliardo di sterline.
A pesare in maniera drammatica sulle casse societarie sono stati gli oneri finanziari netti, schizzati nell’ultimo anno a 69,6 milioni di sterline (+228,3%), un’impennata dovuta principalmente alle perdite sui cambi. Secondo l’esperto di finanza calcistica Kieran Maguire, da quando la famiglia Glazer ha completato l’acquisizione del club tramite indebitamento nel 2005, i soli costi degli interessi sui debiti hanno superato l’incredibile cifra di un miliardo di sterline.
Crisi sul campo e un mercato al risparmio
La bufera finanziaria si intreccia inevitabilmente con la crisi di risultati e il malcontento della tifoseria. Sul campo la squadra guidata da Michael Carrick arranca al 12° posto in Premier League, è già stata eliminata dalla EFL Cup ed è reduce da un mercato estivo ritenuto del tutto fallimentare dai sostenitori. Con 148 milioni di sterline investiti per gli arrivi di Carlos Baleba, Andrey Santos e Youri Tielemans, lo United ha speso meno di un terzo rispetto ai cugini del Manchester City ed è stato superato negli investimenti perfino dal neopromosso Ipswich Town.
La rosa appare drammaticamente corta nei ruoli chiave: manca una vera alternativa a Luke Shaw sulla fascia sinistra ed è priva di un sostituto d’attacco per l’infortunato Benjamin Sesko. Non va meglio sul versante femminile, con la squadra penultima nel campionato WSL con un solo punto racimolato in tre uscite.
Tagli al personale e i costi del nuovo stadio
In questo clima di contestazione fiera e diffusa, la spending review promossa dal socio di minoranza Sir Jim Ratcliffe appare agli occhi dei tifosi spietata e sbilanciata. Se da un lato il club ha tagliato 450 posti di lavoro riducendo il monte ingaggi aziendale a 302 milioni di sterline, dall’altro ha appena confermato di aver sborsato 63,5 milioni di sterline. Questo solo per acquistare il terreno su cui sorgerà il nuovo impianto da oltre 2 miliardi di sterline, a 350 metri dal vecchio stadio.
La sensazione che si respira attorno al club è amara: mentre la dirigenza prova a racimolare sterline vendendo a caro prezzo la gloriosa erba del passato, il presente dello Manchester United resta impantanato tra debiti milionari, tagli ai dipendenti e una mediocrità di classifica che non accenna a sparire.


