Leicester City 57, Tottenham 54, Arsenal 51. No, non è fantacalcio ma la classifica delle prima tre posizioni della Premier League alla 28ª giornata dell’edizione 2015/2016: esattamente dieci anni fa. In modi differenti e con conseguenze (almeno per ora) differenti questi numeri appaiono oggi fantascienza per Leicester e Tottenham. L’ex squadra prodigio di Ranieri, Vardy, Marez & co. vaga nei bassifondi della Championship eil rischio di retrocedere in League One è più che concreto.
Non è poi così differente la situazione del Tottenham. Una gestione societaria sciagurata, diretta conseguenza di scelte tecniche quantomeno discutibili, hanno portato lo scorso anno gli Spurs a salvarsi solo per demeriti altrui che per meriti propri. In mezzo, il grande inganno della vittoria dell’Europa League contro il Manchester United (altra squadra salavatsi per il rotto della cuffia); a conferma del fatto che la vittoria di un trofeo, in mezzo a tante delusioni, di certo non cancella evidenti problemi strutturali.
Il Tottenham di Pochettino: ad un passo dal sogno
Mauricio Pochettino detiene ancora un record: miglior piazzamento in Premier League della storia del Tottenham (stagione 2016/2017). Quella del duello con il Leicester di Ranieri era una squadra che gettò le basi della stagione successiva. Il punto più alto della gestione Pochettino è senza dubbio la finale di Champions League raggiunta nella stagione 2018/2019: il sogno del trionfo europeo si infranse contro il Liverpool di Jurgen Klopp che nella serata di Madrid vinse la sua prima Champions League della carriera.
Mauricio Pochettino è l’allentore nella storia del Tottenham che ha collezionato la migliore percentuale di vittorie. Non ha vinto trofei, ma ha portato il Tottenham a livelli competitivi europei significativi. E sembrava che con Pochettino si fossero costruite le basi per un futuro di successo, ma così non è stato.
Il solito Tottenham: da Mourinho a Conte, passando per Postecoglou
La società punta forte e si affida a Jose Mourinho per il dopo Pochettino. Partenza ottima, tanto che il portoghese vincerà il premio Premier League Manager of the Month di novembre, ma ad aprile si opta per l’esonero dopo il deludente rendimento nelle competizioni europee ed in FA Cup. Arriva così Nuno Espirito Santo, ma dura poco: da giungo a novembre, risultati molto sotto le aspettative e troppo altalenanti.
La società cerca ancora una svolta e si affida ad Antonio Conte. Successo iniziale con la qualificazione alla Champions League nella stagione 2021-2022, quarto posto in campionato ma calo di rendimento. Palpabili le tensioni con la società, che portano ad un’inevitabile separazione a marzo 2023. Con Ange Postecoglou le premesse erano ottime: un grande inizio di stagione, ma un calo progressivo in campionato che porterà il Tottenham al peggior piazzamento della sua storia in Premier League (17º). La stagione viene resa meno amara dalla vittoria dell’Europa League (primo trofeo europeo dopo 17 anni).
Il presente, tra delusioni ed incertezze
Veniamo così ai tempi recenti. Thomas Frank viene accolto con tutti gli onori del caso, ma il finale ricalca il passato, forse anche peggiorandolo. Esonero a metà febbraio e squadra affidata a sorpresa ad Igor Tudor (proveniente da un’esperienza tutt’altro che positiva con la Juventus). Difficile capire le ragioni e le ragioni dietro certe scelte. Definire la società “incompetente” è riduttivo: dev’esserci dietro qualcosa che non riusciamo a vedere.
Quello che vediamo, però, è una squadra allo sbando. Un presente incerto, per un futuro ancora più incerto. Sono passati solo dieci anni da quando il Tottenham lottava per il primo posto in Premier League, eppure sembra un secolo.





