Per il suo passato, non si presterebbe a essere una semplice partita. E non solo per ragioni calcistiche legate al fatto che entrambe rappresentano nazionali di primordine. Argentina e Inghilterra hanno un solco tracciato tra loro racchiuso in due parole,Isole Falkland. Era il 1982 e le due nazioni, purtroppo, finirono per fronteggiarsi non su un rettangolo verde ma su un fronte di guerra che aveva come posta in gioco le Malvinas (le Falkland viste dagli argentini). La dittatura argentina ne aveva decretato l’invasione e gli inglesi, tra aprile e giugno 1982, le vollero riprendere sotto il loro controllo sconfiggendo il paese sudamericano. Ma, parafrasando un detto celebre, “fate le partite e non la guerra”, E dovrà essere davvero questo il motto della ormai prossima semifinale tra albiceleste e nazionale d’Albione. Perché l’unica “guerra” concepibile sia quella a suon di reti tra Leo Messi e Kane.
Argentina- Inghilterra, i precedenti
Le due nazionali si sono fronteggiate complessivamente quindici volte tra impegni ufficiali e amichevoli, tre le vittorie argentina, sei quelle inglesi, altrettanti i pareggi, tredici le marcature sudamericane, diciannove quelle degli albionici. E si parla sempre di precedenti ruggenti tra due nazioni che hanno in loro la vocazione da sempre di fare la voce grossa in ambito calcistico. Una vuole bissare l’acuto di quattro anni fa in Qatar, l’altra riportare in confezione regalo a re Carlo la Coppa del trofeo planetario ed espressione più elevata del calcio mondiale dopo sessant’anni esatti dall’ultima (e unica) vittoria con quel 4-2 con la Germania che ancora fa scintillare gli occhi dei tifosi. Di quelli (probabilmente pochissimi) che c’erano allora o di quelli che si sono fatti narrare per filo e per segno come è andata. Il primo appuntamento tra le due nazionali a livello di competizione mondiale fu nel 1962 quando, in Cile, gli inglesi ebbero la meglio con il punteggio di 3-1. Un rigore di Flowers al minuto 17, il raddoppio di un “certo” Charlton al 42′ e la rete del 3-0 di Greaves al minuto 67, nomi che ciascun tifoso inglese porta ben scolpiti nella memoria, vanificarono il gol argentino all’88° di Sanfilippo. Quattro anni dopo le due nazionali reincrociano le lame a Londra ed è un altro acuto inglese, questa volta per 1-0, decide Hurst al 78°. Dopo tre amichevoli, i Mondiali vedono ancora le due compagini di fronte esattamente vent’anni dopo, nel 1986 in Messico, nella sfida in cui l’indimenticabile Pibe de Oro Diego Armando Maradona si prenderà il centro della scena indiscusso nel bene e nel male. Al minuto 51, infatti, prende la situazione in… pugno, ma proprio in senso letterale, nel senso che riesce a spacciare per una rete di testa un gol fatto assolutamente con il pugno o, se si vuole, con la mano, manco fosse una partita di pallavolo. L’allora portiere Peter Shilton ,e il resto degli albionici, osservano esterrefatti e concludono che non può essere convalidata una tal soluzione “creativa”. L’arbitro tunisino Ali Bennaceur, però, si rende protagonista di uno degli abbagli più colossali, se non il più colossale in assoluto, di tutta la storia dei Mondiali e decide che la rete si può convalidare.
Qualche anno dopo, Dieguito ammetterà di averci messo la “Mano de Dios” e non la testa. Ma, nella stessa partita, al minuto 55, ebbe modo di far sapere urbi et orbi che, in barba allo “scherzetto” di qualche giro d’orologio addietro, lui con il pallone tra i piedi ci sapeva fare come nessun altro al mondo: prende la sfera, si porta a spasso in una serpentina ubriacante qualche inglese e, alla fine, costringe Shilton a raccogliere di nuovo la sfera in fondo alla sua porta, stavolta in modo regolarissimo. Messaggio in codice nemmeno troppo da decifrare: quando voglio, con il pallone ci parlo sul serio e lo faccio arrivare dove desidero senza tanti complimenti e senza scorciatoie. Un gol che andò a compensare in qualche modo quella malandrina “Mano de Dios”, ma vallo a spiegare agli inglesi che, dopo aver tentato di riprenderla con Gary Lineker, non riuscirono più a profanare la porta di Pumpido e si sarebbero giocati la qualificazione ai supplementari o agli eventuali rigori se soltantoBennaceur non avesse preso quella solenne cantonata. Che poi l’ammissione di Maradona abbia fatto andare ancora più di traverso alla nazionale albionica l’umore per il furto subito è storia che ciascun ricorda. L’occasione della rivincita, per l‘Inghilterra, arriva nel 1998 in Francia. Il boccone amaro ingoiato dodici anni prima ha ancora qualche elemento intrappolato tra i denti, ma tanto è, la nazionale albionica va a giocarsela cercando di vendicare quell’onta. Ma, anche questa volta, le va male. Le due compagini fanno di tutto per superarsi nei tempi regolamentari, Batistuta e Zanetti profanano la porta britannica, lo stesso fanno su versante oppostoShearer e Owen con quella argentina. Si va alla lotteria degli undici metri, Berti, Veron, Gallardo e Ayala svolgono il compitino alla perfezione per i sudamericani, Shearer, Merson e Owen per gli inglesi, ma c’è un rigore di distanza e quindi l’Argentina la porta a casa. Il 7 giugno 2002 a Sapporo, in Giappone, le due contendenti si ritrovano con identico potenziale di bellicosità. Il prurito della Mano de Dios di sedici anni prima non ha abbandonato l‘Inghilterra e continua a darle fastidio. Ci pensa però Beckham con un rigore realizzato al minuto 44 a farlo sparire definitivamente e questa volta è l‘Argentina a dover estrarre i fazzoletti per detergersi le lacrime. Ed è stato quello l’ultimo atto prima dell’ormai imminente sfida di mercoledì 15 luglio.
Argentina- Inghilterra, parola ai goleador
Dal punto di vista delle marcature, sarà la sfida dell’uno contro due. Da una parte l’inossidabile Leo Messi che non smette di fare la pulce e di infilarsi nelle porte avversarie con le sue otto reti grazie alle quali è coinquilino del francese Kylian Mbappè in vetta alla classifica marcatori. Dall’altra parte la premiata ditta Kane– Bellingham, sei marcature a testa e una tremenda voglia piantata sui piedi di non perdere il vizio. Segni particolari, da ambo le parti, una regolarità realizzativa impressionante.
Argentina- Inghilterra, gli inglesi dell’albiceleste
Gli argentini che si nutrono di pane e calcio nel paese della Manica non sono pochi: si va da Enzo Fernandez del Chelsea ad Alexis Mac Allister del Liverpool, da Emiliano Martinez al suo omonimo Buendia, ambedue all’Aston Villa, passando per Lisandro Martinez (Manchester United) e Cristian Romero (Tottenham). Ma come dimenticare altri illustri argentini che, nella terra di sua maestà Charles, hanno lasciato un’impronta molto marcata? Si parla, a esempio, di Osvaldo Ardiles che divenne campione del mondo con l’Argentina nel 1978 e indossò la casacca del Tottenham, come del resto il connazionale Ricardo Villa. Ma si parla anche di Javier Mascherano, ex colonna del West Ham, di Carlos Tevez che militò nella medesima compagine e di Paolo Zabaleta e Sergio Aguero del Manchester City dove lasciò 184 reti in 275 presenze. Una storia che rimane.
Argentina- Inghilterra, superare le incomprensioni
C’è una parola che, dopo la vittoria dell’Inghilterra sulla Norvegia, ha mandato su tutte le furie Jude Bellingham ed è uscita dalla bocca di colui da cui meno se lo sarebbe atteso, ovvero il suo tecnico Thomas Tuchel: “partita fortunata”. Hey Jude (non c’entrano i Beatles) deve essersi detto Bellingham, ma questo cosa sta dicendo? O meglio, formulata la domanda con maggiore dettaglio, ma come, ci ho messo anima e corpo segnando due reti e mi si viene a parlare di fortuna? No, Jude non ci è proprio stato e ha rilanciato con gli interessi: “Tuchel forse non sa cosa significhi dover affrontare una nazionale che ha persone come Haaland”. Ma si è portati a pensare che si sia trattato di un’incomprensione momentanea, anche perchè Tuchel ha sempre affermato apertis verbis di avere cieca fiducia nella sua rosa. Jude ha bisogno di Thomas, Thomas di Jude. E, soprattutto, l’Inghilterra ha bisogno di entrambi come dell’aria per respirare, anche perché avrà di fronte i Campioni del Mondo in carica. Che, con rispetto parlando, sono un po’ più ostici di Panama o del Ghana e possono far molto male. Cosa che, in passato, hanno già dimostrato.