Nel calcio inglese la parola derby non indica soltanto una sfida tra squadre della stessa città. In Premier League esistono rivalità profonde, antiche e visceralmente sentite anche tra club separati da decine, a volte centinaia di chilometri. Tra queste, una delle più emblematiche e spesso meno comprese fuori dai confini britannici è senza dubbio Brighton-Crystal Palace, una partita che va ben oltre la semplice classifica e che rappresenta uno dei confronti più accesi del calcio inglese contemporaneo.
Domenica pomeriggio, nella bolgia dell’AMEX Stadium di Falmer, è andato in scena l’episodio 145 di questa affascinante saga, un appuntamento che ha permesso alle Eagles di portare a casa una serie di risultati di assoluto prestigio. La rete di Ismaïla Sarr, infatti, non ha soltanto permesso ai londinesi di tornare alla vittoria in campionato dopo mesi di astinenza, ma ha anche garantito alla compagine di Oliver Glasner di mettere la testa avanti nei confronti all-time nel derby.
Ad oggi, il Crystal Palace comanda la rivalità con 52 successi, a fronte di 51 affermazioni dei Seagulls e 42 segni X, e mantiene vivo un ottimo periodo di forma che lo vede imbattuto negli ultimi quattro confronti consecutivi coi rivali di sempre.
Brighton e Crystal Palace, protagoniste di un derby senza confini geografici
A prima vista, Brighton e Crystal Palace non sembrano avere molto in comune. Brighton è una città costiera del Sussex, affacciata sulla Manica, elegante e rilassata; Croydon, quartiere a sud di Londra da cui provengono le Eagles, è invece parte integrante della vasta area metropolitana londinese. Tra le due città ci sono circa 75 chilometri, una distanza che, secondo i canoni tradizionali, escluderebbe qualsiasi definizione di derby.
Eppure, quello tra Brighton e Palace è universalmente conosciuto come il “M23 Derby”, dal nome dell’autostrada che collega le due aree. Un’etichetta che, da sola, racconta quanto questa rivalità sia radicata nella cultura calcistica inglese, dove il derby è prima di tutto una questione di identità, memoria e contrapposizione storica.
Alle origini della rivalità: gli anni Settanta
Per comprendere perché quella tra Brighton e Crystal Palace sia una gara così sentita bisogna tornare agli anni Settanta, un periodo cruciale per entrambi i club. In quegli anni le due squadre si affrontarono ripetutamente nelle divisioni inferiori del calcio inglese, spesso in match ad altissima tensione.
Il punto di svolta arrivò con il leggendario scontro tra Alan Mullery, allenatore dei Seagulls, e Terry Venables, tecnico del Palace. I due non si sopportavano, e la loro rivalità personale si riversò inevitabilmente sul campo e sugli spalti. Partite dure, decisioni arbitrali contestate, espulsioni e polemiche accesero un fuoco che non si sarebbe più spento.
Emblematica fu una sfida di FA Cup nel 1976, terminata dopo ripetuti replay e accompagnata da accuse reciproche e da un clima di ostilità crescente. Da quel momento, Brighton e Crystal Palace divennero nemici sportivi dichiarati.
Il derby tra Brighton e Crystal Palace, un odio sportivo che supera il tempo
A differenza di molte rivalità nate per motivi geografici, l’acredine tra biancazzurri e rossoblù si è consolidata nel tempo grazie alla continuità dello scontro, nonostante lunghi periodi trascorsi in categorie diverse. Anche quando le due squadre non si affrontavano regolarmente, il ricordo delle battaglie passate rimaneva vivo nelle rispettive tifoserie.
Da quando il Brighton è approdato stabilmente in Premier League, ovvero a partire dal 2017, il derby ha assunto una dimensione ancora più ampia, diventando un appuntamento fisso anche per il pubblico internazionale. Ogni incontro è accompagnato da un’atmosfera elettrica, cori ostili, coreografie e una tensione che raramente si vede in partite “normali” di campionato.
Brighton contro Crystal Palace, identità contro identità
Un altro elemento chiave che spiega perché Brighton-Crystal Palace sia un duello così sentito è il contrasto identitario tra i due club.
I Seagulls vengono spesso percepiti come il simbolo di una città progressista, aperta e moderna, che negli ultimi anni ha costruito un modello virtuoso basato su programmazione, scouting e sostenibilità – sia dentro, sia fuori dal campo. Le Eagles, invece, incarnano lo spirito della Londra popolare, fiera delle proprie radici e storicamente abituata a lottare per la sopravvivenza.
Questa contrapposizione, seppur stereotipata, alimenta la narrativa del derby e rafforza il senso di appartenenza dei tifosi, che vedono nella partita non solo una sfida sportiva ma anche uno scontro simbolico tra due mondi diversi.
Un derby riconosciuto ufficialmente
A conferma dell’importanza della rivalità, le autorità calcistiche inglesi e le forze dell’ordine trattano questa gara come una partita ad alto rischio, con misure di sicurezza rafforzate e restrizioni sugli spostamenti dei tifosi. Un trattamento di questo tipo, giusto per fare un paragone, è solitamente riservato ai derby cittadini più accesi, come quelli del Nord di Londra, di Manchester o Liverpool.
Questo riconoscimento ufficiale dimostra come, nel calcio inglese, il concetto di derby non sia legato solo alla cartina geografica, ma soprattutto alla storia e al sentimento collettivo. L’esultanza dei tifosi del Crystal Palace, che nella gara dall’AMEX hanno ritrovato una gioia che in campionato mancava addirittura da dicembre, la dice lunga in questo senso.
Perché Brighton contro Crystal Palace conta più di tre punti
In conclusione, quello tra Seagulls ed Eagles è un derby così sentito perché nasce dalla storia, non dalla distanza. È una rivalità che si è costruita nel tempo, stagione dopo stagione, alimentata da ricordi indelebili, ferite mai del tutto rimarginate e da un senso di appartenenza che va ben oltre il rettangolo di gioco.
Nel calcio moderno della Premier League, sempre più globale e commerciale, il M23 Derby conserva un’anima autentica: qui contano l’orgoglio, la memoria e la volontà di prevalere sull’altro prima ancora dei tre punti in classifica. Per questo, ogni volta che Brighton e Crystal Palace si trovano uno di fronte all’altro, l’atmosfera cambia, la tensione sale e il tempo sembra tornare indietro.
Non è mai una partita come le altre. È una resa dei conti, una questione identitaria, un derby vero, anche senza condividere lo stesso codice postale.