Solo amichevoli? Obiezione respinta. Solo perché non vi è nulla in palio ma vi è soprattutto l’occasione per apportare qualche aggiustamento tecnico- tattico e per oliare i meccanismi del modulo della propria squadra, non significa che in un’amichevole il gol non conti. E l‘Inghilterra, controUruguay e Giappone, ne ha realizzato uno in due partite. Pochini, per una compagine che, al prossimo appuntamento in Canada, Messico e Stati Uniti, punta a fare la voce grossa.
Ci si può mettere il fatto che le due squadre affrontate non fossero precisamente all’acqua di rose, e sia. Ma su un punto Thomas Tuchel dovrà sicuramente lavorare e non poco mentre pensa alla possibilità di rendere abile e arruolato Trent Alexander- Arnold inizialmente escluso dal novero.
Inghilterra, porre rimedio alla carenza realizzativa
Eppure, nel girone di Qualificazione, la nazionale dei Tre Leoni era stata una schiacciasassi segnando diciotto reti e mettendo un muro di granito alla propria porta. Perché, allora, questa carenza realizzativa? Come detto, l’alibi per cui quelli erano impegni che garantivano punti sonanti e indispensabili e queste amichevoli in grado al massimo di garantire un supplemento di gloria non regge proprio. Perché il discorso sia piu eloquente, paradossalmente, bisogna abbandonare le parole per gettarsi tra le braccia dei numeri. Contro i nipponici l‘Inghilterra ha effettuato 19 tiri in porta (sette nel primo tempo e dodici nella ripresa) con undici giocatori diversi. Il maggiore aspirante cecchinatore è stato Rogers con cinque tacche, seguito da Maguire con tre, Guehi e Gordon con due, O’Reilly, Anderson, Konsa, Bowen, Hall, Burn e Rashford con uno.
La domanda esce dalla penna da sola: perché, con un tale parco di giocatori che ci hanno provato, non ve ne è stato uno dicasi uno in grado di spingerla dentro? Non occorre essere fini analisti per ritenere che, per la legge dei grandi numeri, più elevato è il numero di aspiranti realizzatori e più elevata possa essere la probabilità di segnare. Mettici anche la bravura della difesa avversaria, mettici pure un pizzico di fisiologica imprecisione, ma se diventa qualcosa di cronico allora qualche meccanismo da aggiustare c’è. Soprattutto se si attua il paragone stridente delle reti segnate nelle partite diQualificazione.
Inghilterra, la centralità di Harry Kane
Va bene, si potrà pure concedere che la mancanza nel reparto offensivo di una colonna portante come Harry Kane, autore di otto reti nel girone di Qualificazione e ora in preda a problemi al polpaccio, non sia proprio qualcosa di secondario o di irrilevante. Ma una nazionale che guarda lontano e aspira ad alte vette non può certamente vivere soltanto su una, per quanto importante, sola figura. Certo, i Kane non si fabbricano in laboratorio. Gli altri cecchini che hanno consentito alla nazionale dei Tre Leoni di spiccare il volo verso i Mondiali passando dalla porta principale ovvero Konsa,Rice, Guehi, Saka, James, Gordon, Madueke e Lewis-Skelly, sono stati tutti fermi a una sola tacca.
E allora due le cose: o l’Inghilterra impara ad associare la propensione elevata alla conclusione a una maggiore intensità realizzativa attendendo che Kane rientri a disposizione, o gli altri realizzatori intensificano la loro capacità di profanare le porte altrui. La terza ipotesi che galleggia nella penna è che i difensori o i centrocampisti vadano più in catena di produzione. Ed è qui che può tornare utilissima la tendenza a segnare di unAlexander- Arnold escluso troppo sbrigativamente. Tuchel ci sta ripensando. Un bene.