Una notizia passata sotto silenzio, o quasi. Qualche giorno fa è stato dato un annuncio che ha del clamoroso e che potrebbe cambiare per sempre il modo in cui milioni di tifosi ed appassionati di calcio in tutto il mondo fruiscono delle immagini del loro sport preferito. Un prodotto che potenzialmente non solo può cambiare le abitudini, ma che potrebbe dare un colpo durissimo alle tv tradizionali che fanno del calcio il loro piatto più importante del menu. Parliamo di Premier League+.
Che cos’è Premier League+ e dove sarà disponibile
Al Business of Football Summit del Financial Times, l’amministratore delegato della Premier League, Richard Masters ha confermato il lancio di Premier League+ per la stagione 2026/2027. Per la prima volta nella sua storia, la Premier League avrà dei clienti diretti, non più soltanto diritti ceduti ai broadcaster, ma abbonati, dati e prezzi propri. Una novità epocale, che investe il campionato di calcio più seguito al mondo ma che, in questa prima fase, sarà disponibile soltanto nel territorio di Singapore.
La Premier League, lo sappiamo, è la Lega di calcio che incassa il maggior numero di quattrini dalla vendita dei diritti televisivi. La scelta di rinunciare a guadagni certi edi assumersi, quindi, il rischio di “perdere abbonati” non è certo una mossa difensiva, anzi è un vero e proprio attacco al sistema tradizionale quasi a voler dimostrare la propria posizione dominante. E nonostante questo sia soltanto un esperimento, siamo certi che nel giro di qualche tempo, verrà esteso a più zone del mondo.
Non solo Premier League+: il precedente della Ligue 1
Premier League+, però, non è una novità. Senza tirare in ballo gli sport americani, per le cui leghe “avere una tv” è la normalità, in Europa e nel calcio c’è già un precedente, recente. La Ligue1, infatti, per far fronte al collasso dell’accordo con DAZN ha creato il proprio canale, Ligue 1+ che, a prezzi accessibili e con sconti dedicati ai più giovani, offre la possibilità di seguire otto gare su nove in esclusiva (una resta a beIn Sports). E l’iniziativa ha avuto un grande successo, perchè dopo un mese dal lancio gli abbonati erano già un milione.
Questo a conferma del fatto che se l’offerta è chiara, il cliente/tifoso è ben disposto a sottoscrivere un abbonamento diretto, senza intermediari classici.
Premier League+: ribasso dei prezzi e un occhio ai più giovani
La formula vincente di un canale di Lega dovrebbe investire due aspetti. Il primo è il costo. Come già sperimentato dalla Ligue1 un abbonamento a prezzi mensili contenuti avrebbe la capacità di attrarre una fascia di appassionati molto più ampia e consentirebbe di debellare (o comunque ridurre drasticamente) l’annosa questione della pirateria. In secondo luogo, la scelta di offrire contenuti prodotti esclusivamente per piattaforme digitali, studiando forme di maggior coinvolgimento diretto del pubblico da casa, potrebbe avvicinare i più giovani la cui soglia di attenzione tende ad abbassarsi di generazione in generazione.
Due aspetti su cui la tv tradizionale, per vari motivi, non riesce ad intervenire e che invece potrebbero essere affrontati in modo serio e risolutivo, da chi quei contenuti non solo li crea, ma li produce anche.
E quando un canale di Lega per la Serie A?
La Serie A ha parlato più volte di un canale di Lega. Il progetto Mediapro nel 2018 prevedeva un modello centralizzato che però non è mai partito. Resta il sistema classico: diritti venduti a Sky e DAZN per circa 900 milioni annui. Come di consueto, in Italia si parla solo, ma di fatti se ne vedono sempre pochi. In Italia, il costo degli abbonamenti per guardare il calcio è in costante crescita da anni, tra il malcontento generale.
L’impressione però, è che mentre la Premier League è consapevole della forza del suo prodotto ed è pronta ad accollarsi anche il rischio d’impresa, la Serie A è invece consapevole dell’esatto contrario. Il livello del calcio italiano è ai minimi storici ed anzi ogni anno riesce a toccare livelli ancora più bassi. Rebus sic stantibus, va da sé che rinunciare a ricavi certi per il solo gusto di sfidare l’alea di perdite più che probabili è, ad oggi, pura follia. D’altronde, però, non ci meravigliamo più di tanto. Il calcio italiano ha già dimostrato in tanti altri campi di non essere nemmeno in grado di copiare le cose che funzionano, figuriamoci quelle oggetto di esperimento.