domenica 16 novembre 2014

[INTERVISTA] La parola a Gianni Galleri autore de "La città del Football: viaggio nella Londra del calcio".

UKCALCIO ha avuto il piacere di intervistare Gianni Galleri, autore de "La città del Football: viaggio nella Londra del calcio" edito da Urbone Publishing. 






Gianni innanzitutto grazie di aver accettato di rilasciare questa intervista. Parliamo della tua attività di scrittore: com'è nata questa passione? 


Grazie a voi per l'occasione che mi date. Prima di fare il lavoro che faccio adesso (che è quello che poi mi dà da vivere), ho fatto il giornalista per alcune testate locali e ho sempre avuto passione per la scrittura, e soprattutto ho sempre adorato raccontare storie. Stavolta ho provato a cimentarmi con qualcosa di più complesso, come un libro. E' stata una bella sfida, spero di aver almeno pareggiato questo confronto.
 
“La città del football: viaggio nella Londra del calcio”. Sono tante le storie calcistiche legate a Londra e non dev'essere stato semplice selezionarle. Quali criteri hai utilizzato?

Il criterio è stato quello di ottenere qualcosa di coerente durante tutte le pagine del libro. Ho deciso di raccontare una storia per ciascuna squadra e di evitare un approccio da wikipedia. Ho cercato espedienti narrativi e piccoli aneddoti per introdurre il lettore a ciascun racconto. Ho provato ad immaginarmi cosa avrebbe appassionato un fan del calcio inglese. Dai primi commenti sembra che abbia centrato l'obiettivo.

Da cosa è nata l'idea di scrivere un libro sul calcio a Londra? 

Il libro è nato sulle ali del successo del mio sito, che a sua volta è nato per una questione molto semplice. Mi sono trovato spesso a Londra perché la mia compagna viveva là e non volevo che tutte le esperienze che ho fatto nella capitale inglese si perdessero. Volevo condividerle, raccontare l'unicità di questa città e l'unicità del suo amore per il calcio.

Dalle tue ricerche effettuate per la stesura del libro, se dovessi indicare un motivo che spieghi il fascino del calcio inglese quale sceglieresti? 

L'attenzione per la storia e per le tradizioni. Dalla Premier alla non league ci sono club che vanno avanti da 150 anni senza perdere mai la loro identità. Con squadre così è facile per il tifoso identificarsi in esse. Ecco questo penso sia l'aspetto più bello del calcio inglese.

Sono tante le storie di calcio legate alla terra anglosassone. Hai in programma di estendere l'idea di narrare la storia dei club raccontando aneddoti particolari anche a squadre al di fuori dei confini londinesi?

Sarebbe davvero molto bello, ma al momento non credo di esserne in grado. Questo libro ha alle spalle un anno e mezzo di ricerche, letture, incontri ecc. In fin dei conti, la stesura è stato solo l'aspetto finale, quello certo più complicato, anche se la più soddisfacente. Diciamo che ci potrei pensare, ma dovreste aspettare almeno un anno e mezzo.

Il fenomeno di appassionati di calcio italiani che diventano tifosi di squadre inglesi è in sempre maggiore crescita. Come spieghi questo calo di attenzione (e di passione) nei confronti del calcio nostrano? 

Innanzitutto c'è stato un calo oggettivo del livello tecnico, che ha scoraggiato gli appassionati. Vedere certe partite di A o B oggi è tremendamente svilente. Inoltre trovo che in Italia ci sia una radicalizzazione del calcio che sul lungo periodo stanca e ti fa passare la passione. Non mi riferisco ai tifosi, ma al trattamento di certi giornali e televisioni per cui un giocatore o una squadra passano dall'incenso alla polvere nel giro di una settimana.

Quali consigli daresti a chi vorrebbe scrivere di calcio inglese?

Leggete tanto, anche in lingua se siete capaci. Cercate di crearvi prima un pubblico, con un sito, un blog, o una pagina facebook. Confrontatevi con lui, per capire cosa vorrebbe leggere e cosa invece non gli interessa. Poi fatelo leggere ad un amico appassionato. Lui vi saprà dire se quello che avete scritto è una vostra personale passione o se invece è davvero interessante. E poi sforzatevi e sforziamoci tutti di raccontare storie nuove. Non riproponiamo sempre quelle quattro storie che abbiamo sentito raccontare da Marianella.

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