martedì 28 settembre 2010

[ESCLUSIVA!] Intervista a Paulo Sousa - PARTE PRIMA -

Fonte: www.soarmagazine.co.uk --- Foto: www.soarphoto.co.uk


Il 10 settembre, Paulo Sousa, ha rilasciato un’intervista per “Soar Magazine”. Ecco la traduzione in esclusiva per i lettori di “Uk Calcio”.



Nella prima parte di questa intervista, il nuovo Manager del Leicester City parla di come si sia sviluppata la sua passione per il calcio e ci racconta come ha mosso i suoi primi passi nel calcio professionistico.

Paulo Manuel Carvalho Sousa è nato a Viseo, nel 1970 e sin da bambino ha mostrato una grande passione per il calcio, sognando una carriera da professionista. Paulo ha spiegato come i successi della squadra locale abbiano contribuito ancora di più a far crescere in lui la passione per questo sport.



“La mia passione per il calcio viene dalla piccola città in cui sono nato, Viseu e dalla squadra di cui sono sempre stato tifoso: l’Académico de Viseu, che in quel periodo militava nella “Premier League” portoghese. Tutti in famiglia avevano una passione per il calcio, compreso mio padre ed io andavo sempre con lui allo stadio a vedere le partite.

"Ero molto felice ed ogni volta che ne avevo la possibilità giocavo con un pallone. Ho dovuto sempre avere una forte immaginazione perchè in quel periodo non avevo la televisione. Potevo vedere le partite soltanto dal vivo o qualche volta dagli alberi perchè mi capitava spesso di non non avere il biglietto. Ho sempre cercato di riprodurre tutto quello che ho visto e tutto quello che ho letto ed ho sempre avuto bisogno di essere creativo per migliorare.”



Nonostante la sua ammirazione per i giocatori, c’era soltanto una persona che Paulo guardava come in vero idolo mentre stava diventando un uomo: suo padre.



“Non avevo eroi perchè non avevo la possibilità di vederli da vicino. Capitava soltanto quando le squadre venivano a giocare a Viseu e non avevo altre occasioni. Il mio più grande eroe è sempre stato mio padre, non per quanto riguarda il calcio perchè non ha mai giocato, ma perchè mi ha dato la possibilità di giocare a pallone in un periodo molto importante per la mia vita.

"Da allora il calcio è diventato la mia passione e lo era anche per mio padre. Lui mi ha permesso di coltivarla e ha contribuito a farla crescere. Non mi ha mai allenato perchè non ha mai avuto tempo per farlo: usciva di casa alle 5.30 di mattina per andare a lavorare, proprio come mia madre. Penso di aver migliorato la mia creatività giocando molto per la strada”



L’impegno nel fare uscire fuori il meglio delle sue capacità, lo portò molto presto all’attenzione dei più grandi clubs portoghesi:  Porto e Sporting Lisbona; però fu l’altra squadra di Lisbona, il Benfica, a tentare maggiormente Sousa. Ed è proprio lui a confermare come il pedigree degli allenatori e dei giocatori dello “Estàdio da Luz” lo abbiano segnato in modo particolare.



“Quando avevo 15 anni sono andato al Benfica ed ho avuto degli ottimi allenatori e brava gente intorno a me, sia giocatori che ex-giocatori. C’erano portoghesi brasiliani ed altri stranieri, ad esempio svedesi, che hanno avuto un ruolo fondamentale nel migliorare le mie capacità di gioco.”



Un’altra persona che ha inciso molto sulla carriera di Sousa è stato Carlos Queiroz che ha da poco lasciato la guida della nazionale portoghese.



“Carlos è stato un allenatore che mi ha fatto crescere sia come giocatore che come persona perchè ha una visione del calcio tale da permettergli di creare progetti a lunghissima scadenza. Stava costruendo, con i suoi colleghi, un progetto di calcio portoghese. Ha creato un certo tipo di calcio con cui io sono cresciuto molto. Mi ha anche dato la possibilità, come anche ad altri giocatori, di maturare una mentalità vincente perchè in quegli anni il Portogallo non aveva una mentalità vincente.

“Così iniziammo a vincere importanti competizioni giovanili contro altri Paesi e questo ci ha resi più forti e competitivi contro tutti. Allora era veramente difficile per un giocatore giovane avere la possibilità di giocare  in clubs professionistici come il Benfica e a 17 anni ho subito iniziato a lavorare per guadagnarmi un posto. A 18 anni ho giocato in prima squadra, poi ho iniziato a crescere rapidamente.



Così Paulo Sousa, insieme ai suoi compagni Rui Costa e Fernando Couto, vinse la Coppa del Mondo giovanile nel 1989 e nel 1991, negli anni della “generazione d’oro” del Portogallo. Paulo ricorda quei giorni insieme ai suoi compagni e poi la decisione di venire a giocare in Italia.



“Ho iniziato con Rui e Fernando Couto e abbiamo lasciato il Portogallo per giocare in importanti clubs italiani. I nostri successi nella squadre nazionali furono importanti per tutti i giocatori portoghesi, perchè dettero loro grandi prospettive. Luis Figo ed altri giocatori iniziarono ad essere contattati da squadre importanti perchè eravamo diventati interessanti, non solo per la qualità tecnica, ma anche per il nostro valore di mercato.”



“Credo che sia stato molto importante per me e per tutta la mia generazione vincere la Coppa del mondo Under 20 perchè è stata la chiave per le porte del calcio professionistico ed è proprio questo il momento più difficile per un giocatore di calcio. In molti casi il salto tra “giovane promessa” e “professionista” è troppo grande e può capitare di perdere giocatori giovani perchè non si è stati in grado di creare le condizioni giuste per loro. Essere riusciti a superare questo ci ha dato la possibilità di mostrare a tutti le nostre qualità e di investire di più sui giocatori giovani ed è questa la cosa importante. A 23 anni presi la decisione di lasciare il Portogallo e di firmare per la Juventus.”


[Per la seconda parte dell'intervista, clicca qui]

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